HomeMagazineBali e la magia del ritmo lento. Tra echi di spiritualità, risaie infinite e oceanodi Lara Maria Ferrari Osservare Bali significa lasciarsi definire non da una frase, quanto piuttosto da una successione di ritmi lenti,...Da sinistra, il tempio di Tirta Empul; l’altalena di Tegallalang A destra, un isolotto di fronte a Bali. Dalla valle di Jatiluwih alla spiritualità profonda di Tanah Lot, un luogo dove induismo e animismo convivonoRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguicidi Lara Maria FerrariOsservare Bali significa lasciarsi definire non da una frase, quanto piuttosto da una successione di ritmi lenti, percezioni stregate da una invincibile bellezza e improvvisi risvegli dei sensi. È un intreccio di orizzonti che mutano costantemente: dal silenzio operoso delle risaie alle correnti oceaniche lungo la costa, fino ai profumi di zenzero e magnolia champaca che tornano a ogni tappa del percorso. Non è il luogo adatto per cercare verità assolute, quanto piuttosto la possibilità di abitare un altrove che accoglie, sfida e trasforma.

Questo continuo rimettersi in gioco, tra le scogliere di Uluwatu e le profondità rigogliose dell’isola, resta il richiamo più potente per chi continua a cercare, in ogni angolo di mondo, una nuova seconda casa. Ubud è stata la mia porta d’ingresso in questo oceano verde, dove appare chiaro come le foreste siano la vera linfa vitale del pianeta. La fertilità della terra si manifesta ovunque, dai frutti rigogliosi che pendono dagli alberi di papaya alla lentezza della vita in villa, in un equilibrio reale tra pensiero ed esplorazione.