Milano, 12 dic. (askanews) – A Tahiti i segni accompagnano la vita quotidiana. Compaiono sulla pelle tatuata, nelle sculture di pietra, nei teli di tapa stesi ad asciugare. Ritornano nei gesti, nei materiali, nei racconti tramandati. È un lato delle isole che emerge con più forza quando si smette di guardare solo il mare e si comincia ad ascoltare ciò che viene custodito.

Tra le conoscenze che continuano a essere trasmesse c’è anche quella della navigazione tradizionale, fondamentale per comprendere la storia dell’esplorazione del Pacifico e i contatti tra le popolazioni dell’area. Un sapere antico che oggi rientra nel più ampio lavoro di valorizzazione culturale portato avanti dalle comunità locali e dalle istituzioni, insieme alle arti, alla danza, alla musica e all’artigianato.

Il tatau attraversa la storia delle isole da oltre duemila anni. Da qui deriva la parola “tatuaggio”. I segni incisi sulla pelle indicavano l’isola di provenienza, la famiglia, il ruolo nella comunità, i passaggi della vita. Anche la posizione sul corpo aveva un valore preciso, legato a una visione simbolica che teneva insieme dimensione spirituale e quotidiana. In quel gesto si concentrava il Mana, l’energia vitale che secondo la tradizione attraversa persone, natura e mare, e che ancora oggi viene percepita come parte dell’esperienza del viaggio.