Sarà anche contenta la premier Giorgia Meloni che Banca Montepaschi di Siena sia diventata “un gioiello al quale molti ambiscono”, ma il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, smorza i toni di entusiasmo ricordando che pende sempre un Golden power sulla testa dei pretendenti. “Certo che siamo neutrali – ha detto il ministro durante l’audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche – però il golden power valuterà, e in astratto può anche capitare, se ci sono prescrizioni da fare”. Quali possano essere queste prescrizioni non è chiaro e non è detto che vengano applicate. Però, le parole di Giorgetti suonano sibilline alla luce dei commenti rilasciati da Meloni mercoledì sera, a margine del G7, apparse come la conferma del gradimento del governo all’operazione promossa da Intesa Sanpaolo su Mps. Anche affermare, come ha fatto Giorgetti, che la Abb sia “la procedura migliore” per il Mef per uscire definitivamente dal capitale (detiene ancora oggi poco meno del 5 per cento del Monte, per un valore di 1,6 miliardi ai prezzi attuali di mercato) è un segnale contraddittorio.Se il governo gradisce davvero l’iniziativa della banca guidata da Carlo Messina può aderire all’opas, incassando una plusvalenza cash e diventando azionista di Intesa con una quota che viene stimata intorno all’1 per cento. Vuole forse uscire prima da Mps? Non è chiaro. Insomma, l’ intervento di Giorgetti è tutto da interpretare, considerando che la soluzione da sempre prediletta dal ministro è quella di un matrimonio tra Mps e Banco Bpm per la creazione del terzo polo bancario italiano, con dentro anche Mediobanca. E’ presto per dire se l’approccio del Mef all’operazione di Intesa, con l’aiuto esterno di Unipol, è destinato a distinguersi da quello della presidenza del Consiglio, ma anche solo evocare, come ha fatto, il ricorso al golden power – com’è già avvenuto nell’operazione di Unicredit su Banco Bpm, bloccando di fatto l’aggregazione – è il segnale che nel governo la linea non è univoca.