La costruzione di un hotel con 199 stanze alle Cinque Vie, a pochi passi dal Duomo, al posto di un garage dismesso e demolito "non può essere qualificata quale ristrutturazione edilizia", perché sulla base delle norme e della giurisprudenza quel progetto "conduce alla realizzazione di un organismo edilizio profondamente diverso per consistenza, sviluppo verticale, numero delle unità e incidenza sul contesto urbano". E "l’illegittimità dell’intervento non poteva ritenersi estranea alla sfera conoscitiva della proprietà", anche perché "in caso di giurisprudenza contrastante o di obiettiva oscurità del precetto non può invocarsi l’ignoranza inevitabile" ma al contrario "sorge un dovere di astensione dall’intervento e di compimento di ogni utile accertamento volto a conseguire un’esatta conoscenza della disciplina vigente": non può quindi essere invocata la buona fede.
Considerazioni messe nero su bianco dal Tribunale del Riesame di Milano, nelle motivazioni del provvedimento con cui nei giorni scorsi aveva disposto il dissequestro della “spianata” in via Zecca Vecchia, nel cuore della vecchia Milano, chiesto dalla società Ca Thorr srl. Il collegio presieduto da Luisa Savoia riconosce le violazioni contestate dalla pm Marina Petruzzella su quel presunto abuso edilizio (sono indagati costruttori, architetti e funzionari o ex dipendenti comunali) ma sostiene che “la presenza di automezzi nell’area non consente di affermare con sufficiente concretezza che fosse in corso o imminente l’attività edificatoria abusiva sull’area”. Una presenza di camion che la difesa ha motivato come una semplice sosta. E il pericolo dell’inizio dei lavori per una costruzione ritenuta abusiva si “risolve in una mera eventualità futura e ipotetica”, anche perché nel frattempo il Comune si è messo di traverso e ha negato il permesso di costruire convenzionato. Il progetto è quindi bloccato, con un punto interrogativo sul futuro di un’area di interesse archeologico dove in passato sono stati trovati reperti di epoca romana. Anche per questo la Procura sarebbe intenzionata a non presentare un ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame, basata sul venire meno dell’urgenza del sequestro, lasciando quindi il terreno nelle mani della proprietà. Dalle pratiche sul lunghissimo iter amministrativo esaminate, inoltre, secondo il Riesame emerge la “volontà di supervalutare il valore economico delle aree interessate, di cui è ricercata la valorizzazione “massima” in termini di capacità edificatoria” con una “esasperata ricerca delle volumetrie, con buona pace dell’effettivo costruito preesistente, finalizzata a garantire il massimo profitto dalla vendita delle aree”.








