Nel dibattito sul caro energia si sta diffondendo un allarmismo che per Elettricità Futura non ha riscontro nelle bollette. «È ora di mettere un freno, c"è troppa confusione», spiega a MF- Milano Finanza il dg Giorgio Boneschi, secondo cui il primo equivoco è la tendenza a confondere il Pun, il prezzo all"ingrosso dell"elettricità, col costo effettivamente sostenuto da famiglie e imprese. «Le famiglie italiane non pagano le bollette più care dell"Eurozona, ma rientrano nella media.

Grazie alle offerte a prezzo fisso, la gran parte è rimasta al riparo dalla crisi di Hormuz», sostiene, ricordando i numeri Eurostat, che per il 2025 indicano una media mensile di 59 euro contro i 57 dell"Ue.Per Boneschi, il problema nasce dal fatto che nel dibattito pubblico si continua a utilizzare il Pun come parametro. «Non si deve confondere il Pun, prezzo all"ingrosso, con quello delle bollette, che al loro interno hanno diverse componenti e sono in linea col resto dell"Eurozona grazie anche al fatto che le reti elettriche italiane sono meno costose».Quanto agli energivori, per il dg «Ie agevolazioni tra rimborsi Co2, Energy Release, interrompibilità etc arrivano a togliere circa 80 euro dai 116 per Mwh del Pun, lasciando il conto finale a circa 35 euro.