Aggiungi Milano Finanza alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti
Da Elettricità Futura riceviamo e pubblichiamo.In merito all'articolo «Il costo dell'energia e quel conflitto di interessi con lo Stato (pubblicato ieri su MF-Milano Finanza nella rubrica Contrarian a pagina 18) ritieniamo necessario precisare alcuni punti. Secondo i dati Eurostat, la spesa media mensile di una famiglia italiana si attesta a 59 euro, in linea con la media Ue (57 euro), leggermente superiore alla Spagna (54 euro) e nettamente inferiore alla Germania (73 euro). Nell'articolo si confonde il prezzo dell'energia all'ingrosso, pagato solo da multiutility e imprese energivore sussidiate, con quello delle bollette pagate dalle famiglie, in cui la componente energia, di oneri e imposte è controbilanciata da un'incidenza particolarmente bassa dei costi di rete. Grazie alla loro efficienza le reti pesano in misura inferiore sul conto per il consumatore (17% contro il 31% della media Ue). Non solo. Le aziende elettriche italiane dimostrano di proteggere le famiglie-clienti: la maggior parte ha contratti a prezzo fisso che le tengono al riparo dagli effetti della crisi.Affermare che le società energetiche siano profittevoli in Italia più che all'estero grazie a regole «favorevoli e protettive» è falso. Le tariffe di rete sono stabilite da un'authority indipendente. Le reti nel raffronto europeo risultano tra le meno remunerate d'Europa, tanto che l'anno scorso hanno visto i costi calare dell'8% (dati Eurostat), in controtendenza col resto dell'Ue. Inoltre il roi delle utility italiane è inferiore alla media Ue (9,4% contro 11,4% nel 2024).Le aziende elettriche investono il triplo degli altri settori industriali italiani - con un contributo al pil 2025-2027 di 85 miliardi e 675 mila posti di lavoro attivati - e affrontano rischi d'impresa dovuti alla volatilità geopolitica e alla lentezza dell'iter autorizzativo degli impianti rinnovabili, che mettono a rischio la bancabilità di investimenti che porterebbero un beneficio consistente.Risponde MF-Milano Finanza.Ringraziamo l'associazione delle imprese elettriche italiane per le sue precisazioni. In particolare, evidenziando come la bolletta media italiana per i consumatori sia in linea con quelle europee, in alcuni caso addirittura inferiore (Germania), in altri superiore (Spagna); contestando anche che le imprese elettriche italiane siano più profittevoli di quelle europee, in virtù di sistemi tariffari più favorevoli.Tale replica consente di dare ai lettori una visione più articolata di quanto potesse fare la rubrica, che peraltro parlava dei fattori che impattano i costi dell'energia e non solo di elettricità. Quanto all'elettricità, ovviamente tenendo conto dell'attuale volatilità dei prezzi e delle particolarità e oneri che ogni nazione adotta (in Italia più che altrove), l'associazione ammette che il costo all'ingrosso (per le imprese) è in Italia ben superiore: euro 115-135 per MW/h, quasi doppio rispetto a Francia e Spagna (50-65 per MW/h), un 20-30% in più rispetto alla Germania (95-105 MW/h).Quanto ai prezzi al consumatore, anche questi sono in Italia superiori (0,25-0,35 euro per kW/h rispetto a una media europea di circa 0,21 euro per kW/h), con Francia e Spagna virtuose grazie a incidenza di nucleare e fonti rinnovabili, con Germania e altri Paesi nordici, ma non tutti, più costosi. Il confronto con il valore medio assoluto della bolletta in Germania riportato dall'associazione pare poco significativo, considerato il diverso reddito tra Germania e Italia, la composizione e le abitudini dei nuclei famigliari e le differenze climatiche tra regioni diverse.Quanto ai dubbi sull'alta redditività delle imprese italiane dell'energia (non solo quelle elettriche rappresentate dall'associazione), basti un dato di sintesi: il dividend yield (il rapporto tra dividendo e prezzo dell'azione) di grandi imprese europee come Rwe, E.On e Iberdorola sta in un range del 2,5-3,5%; Electricitè de France, prima di essere nazionalizzata, pagava mediamente un 3-4%. Il dividend yield delle comparabili italiane sta in un range sensibilmente superiore: 4-5-6%. Tale redditività finale, evidentemente attraente nelle imprese italiane, può essere influenzata da molti fattori. Difficilmente però le utility italiane pagano il gas o il rame meno delle corrispondenti europee; forse pagano mediamente meno i dipendenti; non pagano tassi di interesse inferiori sui debiti e certo non hanno aliquote fiscali più basse sul reddito (aliquote fiscali di cui beneficia l'Erario, che, come Contrarian evidenzia, è il principale beneficiario dell'intero settore energetico).Dunque, se i dividendi delle italiane sono più alti, ci deve essere qualche cosa di positivo nei meccanismi con cui si formano i ricavi e il primo margine. Un po' come accade anche per le autostrade, altro monopolio naturale. Di certo, in Italia operano molte piccole e medie imprese industriali, che pagano l'energia all'ingrosso più che nel resto d'Europa. Il mix prezzi/volumi è quindi più favorevole a chi produce e vende energia.Infine, non c'è dubbio che le imprese elettriche investano molto in generazione e reti: è nel loro interesse, visti i ritorni economici. Hanno anche ricevuto 6 miliardi di euro di fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il punto è che la vendita di energia è un'attività priva di rischio di mercato, poiché l'Italia è sempre un grande importatore netto e le reti operano in monopolio naturale. Le imprese clienti e i consumatori non hanno gli stessi privilegi e devono pagare.Ma il vero senso dell'articolo di Contrarian è che i costi e gli utili del settore energetico, più o meno alti e giustificabili sul lato privato, sono però una grande partita di giro, perché in larga misura sono un modo diverso di chiamare il gettito fiscale dello Stato. Elettricità Futura si è giustamente sentita chiamata in causa, ma la sua fetta di torta, per quanto ricca, è poca cosa.







