Nella tradizione del Musée National della storia dell’immigrazione situato nel Palais della Porte Dorée di Parigi, la mostra Alle origini, sguardi incrociati sul razzismo e le discriminazioni (fino al 23 agosto) presenta un approccio incrociato, tra visualizzazione di dati scientifici sulle discriminazioni e interventi artistici che interrogano la costruzione dello «sguardo», esterno e interno, su «origini» reali o supposte, che causa comportamenti razzisti e interiorizzazione delle insicurezze generate: sviare lo sguardo può avere due sensi, chiudere gli occhi per non vedere oppure rifiutare le immagini imposte dall’immaginario coloniale e discriminatorio, attraverso la loro destrutturazione.

I LAVORI SCIENTIFICI dell’Ined (Istituto nazionale di studi demografici), del Difensore dei diritti e del progetto di ricerca europea Undeterred (coordinato dall’università di Bordeaux) rilevano, anno dopo anno, la persistenza nelle istituzioni delle discriminazioni, dei meccanismi strutturali che trovano radice nella storia lunga del passato della schiavitù e della colonizzazione: in Francia il 20 per cento degli allievi di origine nordafricana o sub-sahariana ha vissuto discriminazioni nel corso della scolarità; secondo risultati di operazioni di testing di Sos Racisme il 50 per cento delle agenzie immobiliari accetta le domande di discriminazione dei proprietari (niente arabi né neri); all’ospedale un uomo bianco ha il 50 per cento di possibilità in più di una donna nera di essere considerato in urgenza vitale secondo l’European Journal of Emergency Medicine; avere un cognome maghrebino fa diminuire di un terzo le risposte a una domanda di lavoro; i giovani percepiti come neri o arabi moltiplicano per 4 il rischio di venire controllati dalla polizia rispetto al resto della popolazione e per 12 quello di essere sottoposti a una perquisizione corporale o messi in stato di fermo. La religione è un altro elemento di discriminazione, nel 2025 sono state recensite in Francia più di 16.400 infrazioni di carattere razzista, xenofobo o antireligioso, gli atti antisemiti e antimusulmani sono in crescita, più di 2500 atti contro luoghi di culto o persone a causa dell’appartenenza religiosa.