L'ennesima giornata di passione lungo i binari, una sensazione di stato d’assedio permanente subito dai pendolari e le prospettive, tutt’altro che rosee, per l’estate ormai alle porte. Continua la crisi del materiale rotabile in Circumvesuviana: treni che si guastano, corse che accumulano ritardo, carrozze che con l'afa si trasformano in celle di cottura. Il bollettino di giornata, diffuso come da prassi sul canale Telegram dell'Eav, racconta una rete ferroviaria che anche ieri ha faticato a sostenere l'ordinaria amministrazione, come avviene da diversi giorni a questa parte, figuriamoci l'assalto dei turisti che si annuncia per le prossime settimane.Napoli, tre studenti iraniani insultati e spintonati dopo una manifestazioneLa sequenza dei disservizi comincia presto: il treno 6078 delle 7.50 da Sarno si ferma a Cercola per un malore a bordo, riparte con 15 minuti di ritardo dopo l'attesa del 118. Da lì la giornata procede a singhiozzo, con ritardi che oscillano tra i 17 e i 32 minuti su quasi tutte le corse della linea per Sorrento e per Poggiomarino.

Esasperazione Ma è il treno delle 14.50, il 41/49 partito da Napoli e diretto a Poggiomarino, a regalare ai viaggiatori l’esperienza più complessa ed esasperante. Tra Santa Maria del Pozzo e San Giorgio a Cremano il convoglio si ferma e non riesce a entrare in stazione. Mentre fuori il termometro segna valori da incubo, dentro le carrozze l'aria condizionata non c'è: i passeggeri si ritrovano chiusi in un forno su rotaie, costretti ad attendere quaranta minuti per un tragitto che dovrebbe durarne circa quindici. Il dettaglio che rende la vicenda ancora più inquietante è che il convoglio che si è guastato è stato oggetto di revamping: un intervento che, paradossalmente, ha riguardato non i treni più anziani della flotta vesuviana, quelli del lotto risalenti agli anni Settanta, ma un lotto più recente, costruito nel 1988. Il revamping, che risale al 2020, evidentemente, non è bastato a garantire né la tenuta meccanica né il funzionamento dei climatizzatori. I treni In questo scenario di affanno si inserisce la notizia, in teoria incoraggiante, del nono treno Stadler scaricato per la prima volta in una nuova area allestita a San Giovanni a Teduccio, soluzione che accelera le operazioni di sbarco ed elimina le interferenze con altre parti dell’officina, consentendo di lavorare in sicurezza. L'intervento è cruciale perché entro il 2027 dovranno essere scaricati altri 47 convogli, per un totale di 56, e perché il via libera di Ansfisa alla messa in servizio del primo treno, atteso a breve, dovrebbe semplificare e accelerare l'iter per tutti i successivi. La dirigenza di Eav ha tuttavia già chiarito che per l'estate 2026 il nuovo treno effettivamente in esercizio sarà soltanto uno, con debutto previsto per il mese di luglio (non c’è ancora certezza sulla data, ma non mancherebbero molti giorni). Sarà, dunque, una presenza solo simbolica, se si pensa alle 226 corse quotidiane da garantire sulla rete vesuviana, peraltro un numero ben al di sotto di quello che si registrava negli anni d'oro della Circum. È legittimo, allora, l'allarme che cresce tra comitati pendolari e operatori del settore: se la rete arranca già in giorni come questo, cosa accadrà quando ai pendolari si aggiungeranno le folle dei turisti diretti a Pompei, Ercolano e Sorrento? La risposta, temono molti, potrebbe stare proprio in giornate come quelle di ieri.