Fa un ulteriore passo in avanti il progetto del WindRunner, il velivolo più grande al mondo concepito per il trasporto diretto di carichi eccezionali che coinvolge sul piano realizzativo l’Italia e in particolare Campania e Puglia, regioni leader per l’aviazione civile. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) e l’azienda aerospaziale Radia, con sede nel Colorado (Usa), che ha lanciato il progetto, hanno annunciato la firma di un protocollo d’intesa per collaborare allo sviluppo del gigantesco aereo (i WindRunner avranno una lunghezza di 108 metri, un’altezza di 24 metri e un’apertura alare di 80, con un volume di carico di circa 7mila metri cubi, 6 volte superiore ad un velivolo russo Antonov AN-124 e 8 volte rispetto un cargo Boeing 747-8F. Il carico utile può superare i 72mila chilogrammi, con un volume della stiva equivalente a tre piscine olimpioniche).
Mimit e Radia, che ha già costituito Radia Italia affidandone la responsabilità all’ex CEO di Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo, «lavoreranno insieme per coinvolgere il settore aerospaziale e industriale italiano nel programma WindRunner, compresi i potenziali contributi da parte di organizzazioni operanti nei settori della produzione, dell’ingegneria e della catena di approvvigionamento.Aeroporti, il Sud che vola: boom di Napoli e SalernoL’accordo sfrutterà la profonda competenza del nostro Paese, sostenendo al contempo una più ampia cooperazione industriale transatlantica», si legge in una nota diffusa ieri. Più in generale, «l’accordo stabilisce un quadro di riferimento per la collaborazione istituzionale e tecnica a sostegno del programma. Oltre al coordinamento con gli stakeholder regionali, in particolare nelle regioni Campania e Puglia, l’obiettivo più ampio sarà quello di valutare e favorire la partecipazione industriale a livello nazionale. Sebbene il protocollo d’intesa includa impegni vincolanti, eventuali investimenti futuri o decisioni relative al programma derivanti dall’accordo rimarranno soggetti a ulteriori analisi, approvazioni e accordi aggiuntivi». Le opportunità Si punta in sostanza al coinvolgimento attivo del colosso nazionale Leonardo, passaggio pressoché obbligato considerato il forte impatto dell’operazione sul piano tecnologico e finanziario. «Ma questa può diventare anche un’opportunità importante per la partecipazione al progetto delle aziende dell’aeronautica civile che operano al Sud, il cui livello di qualità tecnologica è ormai una garanzia assoluta», sottolinea il presidente del Distretto Aerospaziale Campano Luigi Carrino. Al momento sembrano sicure le adesioni al progetto delle napoletane Magnaghi Aeronautica, leader nei carrelli, e Atitech per le attività di manutenzione e revisione, e la probabile destinazione di Grottaglie, in Puglia, a sede centrale per l’assemblaggio del velivolo (che peraltro potrà decollare e atterrare su piste non necessariamente molto lunghe, a riprova della sua affidabilità). Per il primo volo si è parlato del 2029 ma ovviamente molto dipenderà dalla concretizzazione delle alleanze industriali.«Poiché le esigenze di mobilità strategica continuano a crescere, le nazioni alleate avranno bisogno di nuove capacità di trasporto aereo», ha affermato Mark Lundstrom, fondatore e amministratore delegato di Radia che avrebbe già raccolta 104 milioni di dollari per finanziare il programma. «Da oltre un decennio – aggiunge - non viene prodotto nel mondo un nuovo velivolo da trasporto strategico. WindRunner è in fase di sviluppo proprio per contribuire a colmare questa lacuna, fornendo una nuova capacità per il trasporto di carichi fuori sagoma e di importanza critica per le missioni. Siamo orgogliosi di rafforzare la nostra collaborazione con il Mimit e con il settore aerospaziale e industriale italiano mentre portiamo avanti questo programma rivoluzionario».Ia, ecco l’hub digitale Lutech: «Napoli polo dell’innovazione»Di sicuro, il volume di carico senza precedenti del velivolo e la sua capacità di operare da piste sterrate compattate creerà nuove soluzioni per la mobilità strategica, la logistica della difesa, la realizzazione di infrastrutture energetiche, il settore aerospaziale e altre attività manifatturiere, nonché per gli interventi umanitari. Non solo, dunque, il possibile trasporto delle grandi pale eoliche da 100 metri, come si era detto quasi a mo’ di esempio ma anche moduli spaziali, satelliti e quant’altro. Un’alternativa strategica al trasporto marittimo, dunque, con la riduzione dei tempi di trasporto da mesi a giorni o addirittura ad ore.






