di
Luca Bertelli
Lo scrittore, ospite nel podcast "Respirare" di Paolo Kessisoglu: «Mio padre migliore di me, pur distante: facevo "Le Iene", mi chiese "Come va in tv con le Tigri?". Faceva il fornaio, non vide mai una puntata. Gli ho detto tutto, ma mi manca non vederlo giocare con i miei figli e ora avrei altri quesiti da porgli. Non voglio che i miei figli abbiano quella fame e quell'ossessione da rivalsa sociale che avevo io, voglio solo la loro serenità».
Lunga intervista, concessa al podcast "Respira" di Paolo Kessisoglu, per Fabio Bonetti, in arte Fabio Volo («Cosa direi al Bonetti adolescente? Pensava di subire delle ingiusizie paurose....»). Tra episodi già raccontati altrove, come la sua iniziale allergia ai libri che sono invece poi diventati il sale della sua vita («Non ho mai capito che la scrittura fosse il mio core business, per anni sognavo di notte di essere in classe a scuola, l'ho vissuta malissimo, per fortuna mi svegliavo e andavo a lavorare....») e l'incidente che lo "obbligò" a scrivere il suo primo volume di successo («Persi la ruota dietro della Vespa sulla statale tra Riccione e Rimini, il meccanico non me l'aveva montata molto bene: mi sono spaccato una gamba, stavo tutto il giorno in albergo e misi assieme i miei appunti sui quadernoni. Così nacque il primo libro, che piacque al mio agente»), il bresciano ha raccontato la sua vita ma soprattutto il rapporto con i figli, tema comune anche al comico che ha 4 figlie femmine mentre Volo ha due maschi.






