TAŠKENT (AsiaNews) - Le tradizioni patriarcali in Asia centrale, unite alle moderne tecnologie diagnostiche in medicina, fanno sì che ogni anno decine di migliaia di bambine non vengano fatte nascere. Tra queste vi sono gli aborti selettivi in ​​base al sesso, in cui una donna interrompe una gravidanza se aspetta una figlia. Gli esperti avvertono che la selezione del sesso prenatale non solo riflette la discriminazione di genere, ma comporta anche gravi rischi sociali.

Il culto del figlio maschio si è sviluppato nei secoli. Il culto del figlio maschio come progenitore della stirpe familiare si è sviluppato in Oriente per secoli, ma prima della diffusione dell'ecografia era impossibile determinare il sesso di un bambino prima della nascita. L'ecografia e i moderni esami del sangue hanno cambiato questa situazione e, così facendo, hanno aperto la strada all'aborto selettivo, ovvero la discriminazione nei confronti delle bambine ancor prima della nascita.

Una sproporzione innaturale. Nella maggior parte dei paesi, nascono 105 maschi ogni 100 femmine, ma ci sono delle eccezioni: due Paesi dell'Asia centrale, l'Uzbekistan e il Tagikistan, presentano una disparità per cui in Uzbekistan nascono circa 107 maschi ogni 100 femmine, e in Tagikistan 110. Questo squilibrio è attribuito alle donne che ricorrono all'aborto, se gli esami medici rivelano che aspettano una femmina. Ciò avviene spesso sotto la pressione dei mariti e dei parenti.