«Discutere di contrasto all’hate speech nell’agorà pubblica investe la qualità delle nostre democrazie», «La guerra, più ancora del razzismo e del fondamentalismo, è strumento di istigazione all’odio, di discriminazione, di annientamento dell’identità, della libertà, della dignità umana. Oggi il precipizio è ancora più profondo».

L’appello contro le parole d’odio arriva dalla senatrice a vita Liliana Segre nel corso della conferenza «Disarmare le parole», al Senato, promossa da Francesco Verducci (Pd), relatore generale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulla lotta contro il razzismo e l'intolleranza e coordinatore della No Hate Parliamentary Alliance dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. L’occasione è la Giornata internazionale per il contrasto ai discorsi d’odio. La senatrice ha ricordato che che già nel 2022 ha voluto inserire nella relazione conclusiva della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, da lei presieduta, un riferimento esplicito al nesso tra guerra e odio.

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Quello di Segre, presidente della Commissione straordinaria del Senato per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio, era il discorso più atteso. Nel suo intervento, ha collegato il fenomeno dell’hate speech alla dimensione più vasta della guerra come “matrice dell’odio”.