"Come motto del suo episcopato" Camillo Ruini "aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di San Giovanni: Veritas liberabit nos, La verità ci renderà liberi", parole che "riassumono la profonda concezione di persona che la Chiesa insegna" e che "ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell'uomo". Lo dice il Papa celebrando nella basilica di San Pietro le esequie del cardinale Camillo Ruini, ex Vicario di Roma ed ex presidente della Cei, scomparso martedì sera a 95 anni.
Leone ha ricordato anche come Ruini abbia lasciato il segno nella Chiesa e nella società italiana con iniziative come il Progetto culturale così come ne ha sottolineato la vicinanza e la fedeltà a Giovanni Paolo II. "Presenza attiva e dialogante anche con il mondo laico - ha sintetizzato il Pontefice -, la Chiesa italiana gli deve moltissimo". Vangelo aperto su una semplice bara di legno, 34 cardinali a concelebrare, la presenza di rappresentanti delle istituzioni come Alfredo Mantovano, la ministra Eugenia Roccella l'ex premier Romano Prodi e l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: i funerali di Ruini si sono svolti nella solennità che era attesa. Tra i cardinali presenti presso l'altare della Cattedra, Matteo Zuppi, attuale presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, il Vicario di Roma, Baldo Reina, e il successore alla presidenza della Cei proprio di Ruini, il cardinale Angelo Bagnasco. Una presenza dovuta ma che va ben oltre il cerimoniale.










