Dal ragù alla pizza, dai fritti prêt-à-porter alla pasticceria tradizionale: qui la cultura del cibo continua a coincidere con la vita quotidiana, con i quartieri, i gesti, i tempi e le relazioni della città. E il “food” permea la metropoli, non è soltanto uno spettacolo che prende forma tra i vicoli del centro storico. Napoli è l’unica città italiana a entrare tra le venti capitali mondiali del gusto scelte da “Time Out”, testata internazionale specializzata in vita urbana, viaggi, ristoranti, cultura ed eventi.

Alle spalle di Bangalore, ma davanti a New York: con il suo quattordicesimo posto - cinque posizioni guadagnate rispetto al 2025 – Napoli conferma una vocazione naturale alla gastronomia, tradotta nel suo vessillo culinario per antonomasia – la pizza – ma anche e soprattutto nel rapporto simbiotico tra la sua popolazione e la cucina.“Si tratta di una nuova certificazione dell’appeal di una città che vive la cultura a 360 gradi, e la nostra tradizione gastronomica è una grande leva di cultura”, commenta l’assessora al Turismo Teresa Armato.A guidare la classifica – realizzata attraverso le valutazioni di oltre 24 mila residenti in 150 città e il giudizio di una rete internazionale di esperti, editor e critici gastronomici - è la capitale del Perù, Lima.