di Chiara Amati

La testata inglese premia le destinazioni dove il cibo resta parte della vita quotidiana: meno lusso e più identità, tra street food, trattorie storiche, nuovi wine bar e cucine contemporanee. Nessuna europea sul podio. Per l'Italia c'è (ancora) Napoli.

Mangiare bene, oggi, vuol dire anche trovare una città capace di raccontarsi attraverso il cibo: mercati, street food, trattorie, cucine popolari, tavole contemporanee e piatti che riescano a dire qualcosa del luogo in cui nascono. È probabilmente questo il motivo per cui alcune classifiche gastronomiche globali stanno cambiando volto. Meno lusso ostentato, più identità. Meno formalità, più vita quotidiana.A darne conferma è la nuova Top 20 stilata da Time Out, rivista di viaggi e media company globale con sede a Londra. La classifica, pubblicata in questi giorni, è stata realizzata raccogliendo migliaia di risposte in oltre 150 città del mondo e incrociandole con il giudizio della rete internazionale di esperti, editor e critici gastronomici della testata. Per evitare hit dominate da singoli Paesi, è entrata nella top 20 soltanto la città con il punteggio più alto di ogni nazione.

La Top 10In testa, per quest'anno, c’è Lima, capitale gastronomica che da tempo mescola ingredienti autoctoni, contaminazioni nikkei e ristoranti capaci di influenzare la cucina latinoamericana ben oltre i confini del Perù. Subito dietro compaiono Bangkok e Città del Messico, mentre Londra si piazza al quarto posto e Barcellona al quinto. La Top 10 continua con Ho Chi Minh City, Melbourne, Pechino, Atene e Lisbona.