Si chiama chemsex e indica l’uso intenzionale di sostanze psicoattive prima o durante i rapporti sessuali, per prolungarli, disinibirsi o intensificare il piacere. Nato e diffusosi soprattutto nella comunità degli uomini che fanno sesso con uomini, è un fenomeno che negli ultimi anni ha smesso di essere una nicchia per imporsi come una vera e propria questione di salute pubblica. Le sostanze in gioco (metanfetamina cristallina, catinoni sintetici come il mefedrone, Ghb) hanno un impatto profondo non solo sul corpo, ma sulla mente. E i servizi sanitari europei, ambulatori psichiatrici e pronto soccorso in testa, cominciano a registrarne il peso.
Quanto è diffuso in Europa
Una fotografia più ampia arriva dall’indagine europea Emis condotta tra gli uomini dove la prevalenza dell’uso di sostanze a fini sessuali risultava del 14,1%, con la Spagna tra i Paesi a più alta diffusione del continente. Da allora il quadro non si è ridimensionato. Le rassegne scientifiche più recenti descrivono un fenomeno in espansione e, soprattutto, un parallelo aumento delle conseguenze cliniche, con un numero crescente di consulenze e ricoveri legati alla pratica. In alcune realtà, come la comunità di Madrid, l’incremento delle persone trattate per dipendenza da chemsex nei servizi sanitari è stato definito allarmante.







