Genova – L’ipotesi ha preso corpo incrociando alcuni commenti social, i filmati di diverse telecamere di videosorveglianza e soprattutto circoscrivendo il numero delle persone che hanno preso parte al pestaggio, almeno venti. Per questo l’aggressione a danno d’un diciassettenne, preso a bastonate martedì a mezzanotte mentre aspettava il bus in via Pianderlino sulle alture di San Fruttuoso, viene collegata potenzialmente più a una “ronda” completamente deragliata che a un “regolamento di conti” fra gruppi di ragazzini. La vittima, ricordiamo, ha avuto venti giorni di prognosi e la sostituta procuratrice Monica Abbatecola indaga per lesioni aggravate. Il fatto che il fascicolo non sia stato trasmesso ai pm minorili, che si occupano dei reati commessi dagli under 18, è già di per sé significativo, ma ancora di più lo sono le ultime indiscrezioni che filtrano dalla polizia. Del caso si occupa infatti anche la Digos, che al momento avrebbe escluso l’azione d’una formazione strutturato in primis sul piano politico ancorché estremo, il cui obiettivo fosse un raid razzista. Più concreta è invece l’ipotesi che si sia mosso un gruppo eterogeneo, magari accomunate dalla residenza nel medesimo circondario e dall’avversione all’istituto per minori non accompagnati che proprio a Pianderlino è presente: gli ospiti sarebbero stati talora protagonisti di episodi di microcriminalità (sovente non denunciati perché alla Procura formalmente non risultano) e capaci di generare forte insofferenza. Forse, ed è bene sottolineare le formule dubitative, una forma di giustizia fai da te o preventiva, sebbene la polizia continui a vagliare anche altre piste, legate a uno sgarro più specifico. Il pestaggio e il filo rosso dei social Il ferito, d’origini nordafricane, è stato salvato da un passante che con la sua presenza ha messo in fuga gli aggressori; e dall’autista d’un bus Amt il quale, avvisando la centrale, ha fatto intervenire le volanti e il 118. Gli agenti del commissariato San Fruttuoso hanno cercato i responsabili della spedizione punitiva nei pressi del luogo dell’agguato, mentre il medico e i militi prestavano le prime cure al giovane, poi trasferito al pronto soccorso del San Martino. L’episodio ha innescato una serie di commenti sui social network che incitano alla violenza e all’azione diretta. Diverse persone descrivono il pestaggio come conseguenza naturale d’una serie di furti e danneggiamenti avvenuti nel quartiere. Tuttavia, lo abbiamo premesso, molti dei fatti genericamente descritti online non trovano riscontro nei database delle forze dell’ordine (è vero ovviamente che potrebbero essere avvenuti e però non essere stati segnalati al 112). Gli investigatori stanno visionando i vari messaggi e potrebbero scattare denunce nei confronti degli autori dei commenti. “I picchiatori parlavano lingue diverse” Al diciassettenne è stato diagnosticato un trauma cranico, con una prognosi di 21 giorni. Alla polizia ha raccontato per sommi capi quanto accaduto, ma non ha saputo riconoscere nessuno di coloro che lo hanno percosso, anche perché il branco si era premurato di nascondere la propria identità indossando dei caschi da moto. Nonostante in sua compagnia ci fossero quattro coetanei, questi ultimi sono riusciti a dileguarsi nella boscaglia senza che nessuno facesse nulla per tentare di riprenderli. Il minorenne ha inoltre riferito d’aver sentito minacce in italiano e albanese da chi lo ha preso a bastonate, ma non ha saputo spiegare perché è finito nel mirino. Pure lui è ospite d’una comunità, ma non a Pianderlino. Alla fermata stava aspettando l’autobus per tornare in centro dopo aver incontrato alcuni connazionali, che dormono invece nella struttura posizionata nelle vicinanze.