Genova – Lo hanno aggredito alle spalle mentre camminava in via della Maddalena, nel centro storico. Colto di sorpresa non è riuscito a reagire ai calci e ai pugni che gli arrivavano da dietro, sulla testa e nei fianchi: finito a terra uno sconosciuto gli ha strappato il cellulare dalle mani ed è fuggito. Forse insieme a un complice. La vittima, un ragazzo di vent’anni, ha detto di non ricordare nulla ai carabinieri che indagano sul pestaggio e la rapina. Il giovane ha riportato contusioni giudicate guaribili in sette giorni dai medici del pronto soccorso del Galliera. È la decima persona in una settimana che finisce all’ospedale perché pestato a sangue mentre si trovava a passare in centro o nei vicoli. Numeri preoccupanti che sono oggetto di riflessione da parte delle forze dell’ordine e che fanno temere che dietro a questa escalation ci siano delle vere e proprie bande di giovanissimi: per questo motivo sono stati aumentati i controlli e gli agenti della polizia locale hanno cominciato a sorvegliare in borghese le zone considerate a rischio. L’aggressione in via della Maddalena I carabinieri, dopo aver interrogato il ventenne picchiato in via della Maddalena, hanno acquisito le immagini della videosorveglianza. Stanno dando la caccia all’aggressore. Descritto da un testimone come un ragazzo alto con una felpa di colore nero e il cappuccio calato in testa. Probabilmente i due non si conoscono e l’intento era quello della rapina anche se, alla fine, è sparito solo il cellulare (non ha neppure tentato di prendere il portafoglio). Forse per impedire alla vittima di avvertire le forze dell’ordine. Il tentato omicidio in via XII Ottobre La squadra mobile, invece, continua a cercare l’uomo che avrebbe fornito alla coppia di giovani il coltello usato nell’aggressione avvenuta la settimana scorsa in via XII Ottobre, dove un ragazzo è stato accoltellato al torace e per poco non ha perso la vita. Per quell’episodio sono stati arrestati, con l’accusa di tentato omicidio, due diciottenni: Ahmed Lahmar Kerkeni, di origini tunisine, e Xhejson Abdullaj, nato in Albania. Sono state le telecamere e un video girato con il cellulare da un testimone a permettere agli investigatori di risalire a loro. Gli agenti diretti da Carlo Bartelli e dal suo vice Antonino Porcino, però, non sono ancora riusciti a dare un nome all’amico della coppia che ha fornito l’arma che per poco non ha ucciso la vittima (un ventunenne salvato dai chirurghi del Villa Scassi). A Lahmar e Abdullaj, reclusi in carcere, la Procura contesta anche l’aggravante della premeditazione. E il furto con strappo della catenina che un amico del ventunenne portava al collo quella sera. La causa che ha scatenato la lite terminata nel sangue. L’arma è un coltello con una lama da 10 centimetri poi ritrovato in un cassonetto poco distante dal punto dell’aggressione. A fornirglielo una persona che al momento non ha ancora un nome.