Nell’ultimo mese le fonti rinnovabili hanno coperto più della metà della domanda elettrica italiana, ma il dato arretra rispetto allo scorso anno e conferma un quadro molto fragile per la transizione energetica, dopo i timidi segnali in controtendenza arrivati negli ultimi mesi.
La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati al a maggio, quando il fabbisogno elettrico del Paese è stato pari a 24,8 TWh, in aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2025 (corretto per temperatura e calendario, l’incremento sale al 2,6%).
La domanda elettrica è stata soddisfatta per il 52,8% da fonti rinnovabili, per il 31,8% da fonti non rinnovabili e per la parte restante dal saldo estero. Il contributo delle rinnovabili è dunque in calo rispetto a maggio 2025, quando aveva raggiunto il 57,7% del fabbisogno.
A pesare è soprattutto la forte riduzione dell’idroelettrico, con segnali di siccità che già s’intravedono nelle regioni del nord. Nel mese di maggio 2026 la produzione da fonti rinnovabili è diminuita complessivamente del 6,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, nonostante la crescita del fotovoltaico e dell’eolico. Il solare ha infatti registrato un aumento del 19,3%, mentre l’eolico è salito del 14,5%. In senso opposto si muovono però l’idroelettrico rinnovabile, in calo del 38,5%, e la geotermia, che segna una flessione del 5,8%.






