Scampato il pericolo del referendum della giustizia, ora la sfida della magistratura associata è quella di interpretare il proprio ruolo in modo nuovo. In particolare, in direzione della campagna elettorale per eleggere il nuovo Csm. Simone Silvestri, segretario di Magistratura democratica, spiega in che direzione sta andando la corrente progressista delle toghe.

Segretario, cosa è rimasto di questa campagna referendaria?

Il referendum ci ha insegnato che nella magistratura c’è ancora voglia di partecipazione, che forse credevamo scemata in seguito alle note vicende dell’hotel Champagne. Invece, soprattutto tra i giovani c’è stato forte slancio per difendere la nostra indipendenza, intesa non come privilegio corporativo ma come strumento dato dalla Costituzione per poter interpretare la legge senza condizionamenti o timori, interni ed esterni. Proprio questi sono i temi che Magistratura democratica poterà nella campagna elettorale per il Csm.

Lo farete ancora in modo autonomo, dopo la divisione da Area del 2021.

Sì, Md ha riacquisito una propria identità dentro l’Anm e il Csm e questo ci ha permesso di recuperare una maggior capacità critica, anche radicale, sui temi della giustizia.