Bocciata per via referendaria l’idea di sorteggiare i membri del Csm, i 9.662 magistrati italiani andranno al voto i prossimi 25 e 26 ottobre per eleggere i venti togati della consiliatura che comincerà nel 2027 e si concluderà quattro anni più tardi. Per quanto riguarda i laici – gli eletti dal parlamento – dal gennaio dell’anno prossimo ogni momento sarà buono per sceglierli, ma se davvero le politiche si terranno ad aprile 2027 è assai probabile che la questione verrà affrontata nella prossima legislatura, con conseguente proroga dell’attuale consiglio. Si vedrà. Una cosa certa, ad ogni buon conto, è che il prossimo Csm comincerà il proprio lavoro sotto l’egida di Mattarella, ma vedrà al suo vertice anche il prossimo capo dello stato, che verrà votato all’inizio del 2029.

LA SINISTRA togata (Area democratica per la giustizia e Magistratura democratica) si avvicina al momento del voto con prospettive buone ma non eccellenti: la vittoria del No al referendum costituzionale di certo dà forza a chi quella posizione ha sempre tenuto sin dal primo momento (e senza tentennamenti), ma è diffusa la convinzione che, soprattutto al Sud, la destra di Magistratura indipendente e i centristi di Unicost godano di ampio consenso tra i giudici. E poi bisogna considerare la mina vagante – o nemesi che dir si voglia – di «Altra proposta», la lista dei non iscritti all’Associazione nazionale magistrati, che ha estratto a sorte davanti a un notaio i propri candidati tra tutti gli oltre 6000 togati aventi diritto e li renderà noto solo quando (e se) i baciati dalla fortuna accetteranno di correre alle elezioni.