Il New York Times fa il punto della situazione a sei mesi dall'entrata in vigore del blocco delle piattaforme nel Paese: troppo semplice superarlo
C’è chi ricorre alla creatività e si disegna dei baffi sul volto quando gli viene chiesto di scansionarlo per verificare la sua età: un camuffamento per sembrare più grande. Altri semplicemente creano un nuovo account, con una data di nascita falsa. Oppure sfruttano il profilo di un amico o un fratello più grande. Tra i più scaltri c’è chi, per sicurezza, si è installato una Vpn sullo smartphone: una rete virtuale che fa in modo che il dispositivo che si sta utilizzando risulti essere in un altro Paese. Lontano da quelle regolamentazioni entrate in vigore a dicembre 2025, che proibiscono ai minori di 16 anni di utilizzare i social media. Per la maggior parte, comunque, non è cambiato assolutamente niente. Nessun blocco, nessuna restrizione. Gli adolescenti australiani continuano a usare le dieci piattaforme che, legalmente, sono a loro proibite.
Lo racconta il New York Times, che ha intervistato diversi ragazzi e genitori: «I ragazzi ci ridono sopra: “Che barzelletta, non ci hanno tolto niente”», spiega la 42enne Lauren Hillier. Lei, rigida sull’uso del telefono e spesso etichettata come “cattiva”, sperava che questa legge avrebbe cambiato le cose. Ma assicura: «Non conosco una sola persona a cui sia stato chiuso l’account». La figliastra 15enne è sempre su Snapchat, il figlio 13enne su Instagram. Secondo un sondaggio dello scorso marzo, il 70 per cento delle famiglie australiana dichiarava che niente era cambiato rispetto a prima della legge: i social sono ancora accessibili agli under 16.












