L'attrice è diventata "capopopolo" delle proteste degli artisti contro i tagli dell'ente alle pensioni, arrivati dopo una sentenza della Corte di Cassazione del 2022

“Se fosse un film, io lo intitolerei Pasticcio”. Stefania Sandrelli ha definito così in un’intervista al Fatto Quotidiano la vicenda che ha recentemente coinvolto lei e l’Inps. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha infatti chiesto all’attrice e ad altri lavoratori del mondo dello spettacolo la restituzione di somme che, secondo l’ente, avrebbero percepito in maniera indebita. L’operazione consegue a una sentenza della Corte di Cassazione che, nel 2022, ha risolto un contenzioso sul calcolo delle pensioni ex Enpals a favore dell’Inps, ribaltando così le pronunce di merito che in precedenza erano state a vantaggio degli artisti. “Io sarei il capopopolo di 200 persone: da quando hanno saputo che ero in ballo, mi chiamano da ogni dove. Perché è ovvio che siamo tutti sulla stessa barca”, ha proseguito Sandrelli, che si è ritrovata con 450 euro di pensione in meno e la richiesta di restituire immediatamente 140 mila euro in contanti. “Ho dovuto restituire 450 euro della mia pensione, che non sono pochi. La mia avvocata, Federica Marineddu, tempo addietro mi fece avere un aumento di 150 mila lire, non mi lamento, ma dall’Inps non mi hanno chiesto un cavolo, l’hanno fatto come i topi. Questo mi ha avvilito”, ha aggiunto. “Servono come a tutti, giustamente, ma nella mia scala di valori non vengono prima. Non li ho mai voluti maneggiare, perché non li amo. Ero tranquilla, felice della mia pensione, mi accontentavo, perché sono una che si accontenta. E invece a inizio anno vado a vedere e trovo 450 euro in meno. Dico, si saranno sbagliati...manco per idea. Nessuno mi ha anticipato niente, è stata un’aggressione”.