Foto di 女子 正真 Pexel
Nel 2025, per la prima volta, gli uomini superano le donne tra le persone valutate dal Sistema Antitratta italiano. Il report del Numero Verde nazionale racconta un fenomeno che cambia forma: meno visibile, più legato al lavoro, ai percorsi migratori regolari e alla vulnerabilità prodotta anche dalle truffe sul decreto flussi. E poi, con la premessa che tale servizio è gestito proprio dalla Regione Veneto, uno dei dati più interessanti è proprio quello che vede il Veneto come prima regione per prese in carico legate allo sfruttamento lavorativo.La relazione annuale 2025 del Numero Verde nazionale contro la tratta degli esseri umani e il grave sfruttamento racconta quindi un cambiamento importante: per la prima volta dalla nascita del Sistema Antitratta italiano, gli uomini sono più delle donne tra le persone valutate dai progetti territoriali. Non è solo un dettaglio statistico ma, come dichiarato nel report, è il segno di una trasformazione più profonda del fenomeno, che riguarda i luoghi dello sfruttamento, i profili delle persone coinvolte, le modalità di reclutamento e anche gli strumenti che i servizi devono mettere in campo.Leggi anche: Numero verde antitratta: la rete contro lo sfruttamentoPrima di entrare nei dettaglio dei dati, però, chiariamo di cosa parliamo: il Numero Verde nazionale contro la tratta degli esseri umani e il grave sfruttamento è uno dei punti di accesso al Sistema Antitratta italiano. Il suo ruolo è quello di ricevere segnalazioni, richieste di aiuto, contatti da parte di potenziali vittime, cittadini, servizi sociali, forze dell’ordine, enti del terzo settore e Progetti Antitratta territoriali. Dopo la richiesta c’è la valutazione del caso, l’ascolto e, se la richiesta rientra nell’ambito della tratta o del grave sfruttamento, la presa in carico della vicenda.Nel 2025 i Progetti Antitratta hanno ricevuto 3.444 nuove segnalazioni, con un aumento del 20,5% rispetto all’anno precedente. Tra queste, come abbiamo detto, il 52,5% riguarda uomini, il 44,5% donne e il 3% persone transessuali. L’aumento degli uomini nelle valutazioni sarebbe dovuto, secondo la relazione, alla crescita delle emersioni dallo sfruttamento lavorativo, un ambito in cui la componente maschile pesa per oltre il 90%. Al contrario, lo sfruttamento sessuale continua a riguardare soprattutto donne, che rappresentano più dell’80% dei casi riconducibili a questa forma di sfruttamento.La tratta passa anche dal lavoroEntrando nel dettaglio dei dati quindi, vediamo che nel 2025 il Numero Verde Antitratta ha ricevuto 4.245 chiamate e, di queste, 1.540 sono state considerate pertinenti, cioè direttamente legate all’ambito di competenza del servizio.Il totale delle chiamate è cresciuto del 17% rispetto al 2024, anche se l’aumento non dipende tanto dalle chiamate pertinenti, che crescono solo leggermente, quanto dalle chiamate qualificate, da quelle non coerenti con il servizio e soprattutto da quelle di disturbo. Ma dentro il dato delle segnalazioni pertinenti emerge comunque un punto chiaro: quando le chiamate riguardano un possibile ambito di sfruttamento, nella maggior parte dei casi si parla di lavoro.Secondo il report, il 69,8% delle segnalazioni e richieste di aiuto arrivate al Numero Verde riguarda infatti potenziali situazioni di grave sfruttamento lavorativo, mentre lo sfruttamento sessuale si ferma al 27,2%. È un dato tanto interessante quanto parziale ed è necessario leggerlo con cautela. Le chiamate non fotografano l’intero fenomeno sommerso, ci raccontano però ciò che arriva all’attenzione del Numero Verde e dei progetti territoriali. Oltre alle chiamate poi, ci sono le prese in carico che nel 2025 sono state 845, un dato stabile rispetto al 2024, con un incremento solo dell’1,8%. Anche in questo caso però il grave sfruttamento lavorativo è l’ambito principale perché riguarda il 42,1% delle persone prese in carico. Leggi anche: Caporalato: perché i fatti di Cosenza non sono un caso isolatoIl decreto flussiUno dei passaggi più importanti del report riguarda il decreto flussi. Nel secondo semestre del 2024, spiega la relazione, il Numero Verde ha iniziato a tracciare in modo specifico le chiamate legate a truffe o irregolarità connesse a questo canale di ingresso. Nel 2025, tra le chiamate pertinenti, le prime chiamate ricevute per richieste di aiuto o segnalazioni riguardanti persone vittime di truffa relativa al decreto flussi sono state 161, cioè il 30,7%.Anche in questo caso emerge un profilo chiaro: circa il 95% delle persone coinvolte è di genere maschile e proviene soprattutto dal Nord Africa e dal Sud Asia. Le nazionalità più presenti sono Tunisia, Marocco, India, Egitto e Bangladesh.Uno degli aspetti più interessanti del report 2025 del servizio antitratta è proprio il meccanismo che viene descritto, cioè il mostrare come la vulnerabilità possa nascere anche dentro percorsi formalmente regolari. Molte persone infatti arrivano in Italia da meno di un anno, con visto e nullaosta per motivi di lavoro. Prima della partenza, però, hanno spesso pagato intermediari che promettono l’attivazione della procedura, l’ottenimento dei documenti e, soprattutto, un lavoro garantito una volta arrivati. Poi, una volta in Italia, il datore di lavoro può risultare irreperibile, il posto promesso può non esistere o non essere più disponibile, e la persona si ritrova senza occupazione e senza possibilità concreta di completare il percorso di regolarizzazione.Leggi anche: Legge sul caporalato: il caso Veneto a dieci anni dalla riformaIl cambiamento poi riguarda anche le provenienze. Tra le persone valutate nel 2025, la nazionalità più rappresentata resta quella nigeriana, con il 18,1% dei casi. Ma il Bangladesh è ormai molto vicino, con il 15,7%. Seguono Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Pakistan, India, Egitto, Camerun e Perù.Proprio il dato sul Bangladesh è particolarmente importante perché il report segnala un incremento significativo e anticipa, già nelle prime evidenze del 2026, una crescita ulteriore. E anche questo elemento conferma lo spostamento del sistema verso profili legati in misura crescente allo sfruttamento lavorativo e ai percorsi migratori connessi al lavoro.Il caso Veneto e il peso dello sfruttamento lavorativoDentro questo quadro nazionale, il Veneto ha un ruolo tutt’altro che marginale. Nelle valutazioni, la regione registra 370 casi, dopo Sicilia, Emilia-Romagna e Lombardia. Ma il dato più significativo riguarda le prese in carico per grave sfruttamento lavorativo: con 68 casi, il Veneto è il primo territorio italiano, davanti a Emilia-Romagna e Sicilia.Anche in questo caso il dato dev’essere letto con attenzione. Un numero alto non dice automaticamente che in Veneto lo sfruttamento sia più diffuso che altrove ma può indicare una maggiore capacità di intercettazione da parte dei servizi, o una rete territoriale più attiva. Le due cose, naturalmente, possono anche coesistere.L’ultima parte del report infine, si concentra su tutte quelle attività chiamate di “contatto”, in particolare riferito al mondo della prostituzione di strada. Le mappature nazionali confermano un quadro ormai stabilizzato su numeri inferiori rispetto al periodo precedente alla pandemia ma le presenze in strada di certo non sono sparite. Il quadro però, sembra essere cambiato. Il report stima che in Italia le persone che si prostituiscono in strada siano complessivamente tra 4.300 e 5.600. Si registra inoltre una crescita della componente transessuale e una progressiva riduzione della componente nigeriana. Le unità di strada poi confermano che sulla strada restano spesso le persone più vulnerabili: donne non più giovani, persone con meno strumenti, appartenenti a gruppi marginalizzati, persone trans adulte, talvolta con problemi di salute mentale o consumo di sostanze.Allo stesso tempo bisogna considerare anche il fatto che tutto il mondo della prostituzione indoor o digitale resta molto più difficile da osservare. Gli annunci online sono molti, le persone si spostano rapidamente e “l’aggancio” degli operatori diventa ben più complesso.Insomma, sia per la prostituzione che per la tratta in generale, il fenomeno non è soltanto ciò che si vede sulla strada. È anche ciò che si nasconde nei contratti promessi e mai realizzati, nei debiti contratti per e prima di partire, nei documenti che dipendono da un datore di lavoro, nelle filiere produttive opache, nei luoghi di lavoro difficili da controllare, e in quelli in cui il datore principale se ne lava le mani. La tratta è un fenomeno che cambia forma e proprio per questo rischia di diventare meno riconoscibile. È per questo che analizzare report come quello fornito dal Numero Verde Antitratta nazionale, ci aiuta a identificare meglio un fenomeno. Non sarà una fotografia in cui ci sono tutti i soggetti ben esposti, ma è una panoramica necessaria per mostrare luoghi e situazioni sempre troppo sommerse.






