I motivi del Riesame sul carcere all’ex vicepresidente della Provincia di Crotone Manica che ora “parla”, l’inchiesta Teorema prosegue.

CROTONE – I giudici della seconda Sezione penale del Tribunale del Riesame di Catanzaro lo mettono nero su bianco nelle motivazioni con cui hanno confermato la custodia in carcere per l’ex vicepresidente della Provincia di Crotone Fabio Manica: nell’ente intermedio vigeva un sistema di affidamenti diretti decisi «a tavolino». Una «pianificazione generale» basata su «accordi corruttivi strutturati». E il cuore di questo sistema, che ha portato a delineare una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, ruotava attorno a un ordine quasi geometrico, pronunciato nel corso di un’emblematica intercettazione. «Non si è mossa una matita senza che tu sapessi nulla».

Il collegio presieduto da Silvia Manni valorizza quelle parole pesanti come macigni, captate dalle microspie della Guardia di Finanza di Crotone il 19 giugno 2025 all’interno della sede della Sinergyplus srl, considerata dagli inquirenti il quartier generale del sodalizio. A scagliarsi contro l’ex vicepresidente è l’architetta Rosaria Luchetta, colta in un’animata discussione con Manica e con Giacomo Combariati, quest’ultimo amministratore formale della società ma liquidato senza troppi giri di parole come una sorta di prestanome del politico. La lite nasce per la spartizione in quote («un terzo ciascuno») delle tangenti legate all’appalto per i lavori ai Mercati Saraceni di Cirò Marina. Ma la discussione tracima, svelando la pianificazione a tavolino degli affidamenti nell’edilizia scolastica della Provincia, settore in cui Manica deteneva deleghe come la Centrale unica di committenza e la Stazione unica appaltante.