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Antonio Meli

Da Tedesco a Aquilani e Abate, anche il Milan ha puntato su Amorim, tecnico giovane. Ma i cicli in panchina si sono accorciati, durano al massimo due anni

Carlos Cuesta, anni 31; Gian Piero Gasperini 68: 37 anni di differenza e fra loro una nuova generazione di allenatori che sta cambiando il volto delle panchine italiane. La Serie A 2026/27 si presenta infatti ai nastri di partenza con un’età media degli allenatori inferiore ai 50 anni, un dato che la colloca ai livelli più bassi dell’ultimo decennio. Ed è un dato, quest’ultimo, che avvicina l’Italia all’Europa.Con l’ufficialità di Ruben Amorim al Milan, il quadro delle 20 panchine del prossimo campionato è praticamente definito — mentre si attendono gli annunci anche di Juric, Gattuso e Allegri —. La tendenza è chiara: sono nove gli allenatori under 45 su venti. A guidare il gruppo dei più giovani c’è Cuesta, tecnico del Parma, che a 31 anni è il secondo allenatore più giovane della storia della serie A. Alle sue spalle la classe dei tecnici nati negli anni Ottanta: Cesc Fàbregas e Ignazio Abate (39 anni), Fabio Pisacane e Domenico Tedesco (40), Ruben Amorim, Alberto Aquilani (41), Daniele De Rossi (42) e Cristian Chivu (45). Appena fuori dalla lista ci sono Gennaro Gattuso e Fabio Grosso, entrambi di 48 anni. Dall’altra parte resistono i veterani. Il più esperto sarà Gian Piero Gasperini, 68 anni, seguito da Luciano Spalletti e Maurizio Sarri, entrambi a quota 67. Più indietro Giovanni Stroppa e Massimiliano Allegri (58 anni), Eusebio Di Francesco e Massimiliano Alvini (56), Kosta Runjaic (55) e Ivan Juric (50).