La stragrande maggioranza delle aziende Emea non ha ben chiare le proprie dipendenze su fornitori, modelli e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Uno studio di Ibm.
Per l’intelligenza artificiale, così come per il cloud, la sovranità è un tema caldo ma è anche un po’ un’utopia. Almeno se intendiamo il termine come sinonimo di una piena indipendenza da fornitori di tecnologie e servizi esteri, e nella fattispecie non europei. Tuttavia esistono ragionevoli compromessi tra un’utopica indipendenza totale e una riduzione della dipendenza, terze vie possivili per una sovranità magari parziale, ma comunque benefica.
Sul tema della sovranità dell'AI interviene Ibm con un nuovo studio, “The Calculus of AI Sovereignty”, condotto dal suo Institute for Business Value su mille dirigenti senior, di cui oltre un terzo (370) appartenenti ad aziende della regione Emea. Il dato più schiacchiante riguarda l’assenza di una piena visibilità sui fornitori tecnologici, in una supply chain sempre più complessa, lunga e intrecciata come quella dell’intelligenza artificiale (che è naturalmente legata al cloud, alle infrastrutture hardware e al software).
Ben il 90% degli intervistati dell'area Emea non comprende appieno le proprie dipendenze dall'AI in termini di fornitori, modelli e infrastrutture. E questo accade benché quasi altrettanti, 83%, ritengano ormai indispensabile garantire la sovranità dell’AI nelle strategie aziendali.









