di
Lorenza Cerbini
Volontariato, accoglienza e fantasia salvano Latera (Viterbo) dallo spopolamento. I mandala per abbellire le piazze, pasti pronti per gli anziani soli e le lettere di «Dante». Da qualche anno il progetto «Art Farm» richiama artisti di fama e turismo sostenibile
«Fino a due anni fa, quando passavamo per strada, appena ci salutavamo. Adesso siamo un gruppo unito che opera per rendere il paese attrattivo. Tutto è iniziato con un corso base di uncinetto. Il resto è magia». Maglia bassa, alta, punto catenella, ventaglietto. Sono al lavoro le donne di Latera. Per la festa del Corpus Domini (il 7 giugno passato, ndr), una festa molto sentita, nulla va lasciato al caso: in questa parte della Tuscia Viterbese dove il miracolo del corpo e sangue di Cristo si compì nella vicina Bolsena è pronto l’arazzo da portare in chiesa, fondo rosso e decine di roselline per dare vita a una colomba bianca, il calice e l’ostia santa. «Dobbiamo ancora decidere dove metterlo», dicono Angela, Antonietta, Franca e Daniella, le signore dell’uncinetto che al grido di «girl power» si sono coalizzate e da due anni creano mandala usati per abbellire il cielo di Latera. Un ristorante con sette tavoli, due macellerie (di cui una aperta nel 1958 e oggi con gli stessi gestori al banco), un forno, un negozio di casalinghi, un bar, le rondini che spezzano il silenzio e neppure una carta a terra. Il paese è tutto qui, issato a 500 metri sul livello del mare di quella che i settecento residenti dicono sia «la caldera più famosa al mondo», un’area vulcanica creata da eruzioni avvenute 200 mila anni fa. Tra stradine con pendenze al 25%, si sale fino al maestoso palazzo Farnese, sede del Comune.















