Via la cravatta, l’armatura resta. Giorgia Meloni si gode il miracolo di un Trump finalmente allineato all’Europa, ma la pace globale non basta a calmarle i nervi. Se l’Occidente riscopre l’idillio, a Roma ci pensa il ciclone Vannacci a ricordarle che le mazzate migliori si rifilano sempre in casa. Davanti alla stampa al termine del G7 di Evian, la premier – tradita solo dal tipico nervosismo da ex fumatrice che le agita le mani – si dice soddisfatta: "È andato tutto bene, e non era scontato". Sembra un vertice d’altri tempi, con Usa ed Europa di nuovo d’amore e d’accordo. Il clima festoso deriva in parte dalla distensione in Iran, "per cui tutti abbiamo ringraziato Trump", ma il vero merito va alla sterzata che ha riportato l’imprevedibile presidente sulle posizioni europee (e italiane) sull’Ucraina dopo un anno e mezzo di vertiginose giravolte: "L’unità dell’Occidente è fondamentale", ribadisce.
In un contesto così disteso, la sintonia con l’alleato americano diventa una passeggiata. Nessun bilaterale formale, ma tre faccia a faccia rapidi in cui Meloni smonta subito il gossip geopolitico: "Smentisco il “ridi e scherza”. C’è il momento della battuta, ma i temi trattati sono seri: dall’Iran all’Ucraina fino ai migranti, guardando al prossimo G7 a presidenza americana". Risultato? Il rapporto è "immutato". E senza alcun bisogno di chiarimenti, liquida le vecchie ruggini: "Siamo due leader determinati: non perdiamo tempo a negoziare i disaccordi, riconosciamo le posizioni e torniamo al lavoro".










