Chi l’ha detto che per fare il detective servono il cappello alla Sherlock Holmes e la pipa? A volte bastano un briciolo di sale in zucca, un orecchio teso e quel sesto senso tipico di chi, dietro a una scrivania, ne ha viste passare di tutti i colori. Lo sa bene il magazziniere della sede di Altopascio della Giannino Distribuzione, colosso all’ingrosso di abbigliamento, intimo e biancheria per la casa nato a Pescia, che ieri mattina ha trasformato una grigia giornata di lavoro in un piccolo capolavoro di contrasto al crimine, sventando una truffa da manuale con la stessa disinvoltura con cui si compila una bolla di accompagnamento.

Il copione, d’altronde, faceva parte del repertorio dei classici. Nel settore della logistica e della grande distribuzione, il trucchetto del finto corriere è un evergreen che non passa mai di moda. Il cliché è collaudato: squilla il telefono, una voce sicura si presenta a nome di una nota ditta di spedizioni, in questo caso l’ignara Bartolini, e annuncia l’arrivo imminente di un mezzo per ritirare alcuni bancali di merce.

Di solito, i malviventi puntano tutto sulla fretta, sulla confusione dei magazzini e sulla routine dei lavoratori, sperando di caricare i bancali e sparire nel nulla prima che qualcuno si accorga dell’inghippo. Ieri mattina, però, l’ingranaggio perfetto dei soliti ignoti si è inceppato contro il muro dell’attenzione. Dall’altro capo del filo, il sedicente operatore ha cominciato a fare troppe domande. Richieste bizzarre, dettagli insoliti, una sfilza di chiarimenti su procedure che il vero corriere Bartolini non si sognerebbe mai di chiedere, conoscendo i flussi della Giannino come le proprie tasche. Troppi "punti interrogativi" per un semplice ritiro di routine.