TREVISO - Una sorta di confronto che don Francesco Filiputti aveva auspicato c'è stato. Le scuse, invece, non sono arrivate. Il parroco di San Bartolomeo ha incontrato martedì pomeriggio il ragazzo di 16 anni che lo ha colpito con tre ginocchiate alla schiena dopo il sequestro di una pistola ad acqua. Ma il giovane, secondo quanto raccontato dal sacerdote, non ha riconosciuto la gravità del proprio gesto e continua a ritenere che l'errore sia stato commesso dal parroco. «Ho parlato con lui martedì pomeriggio, il giorno dopo l'aggressione, ma per il momento non c'è stata alcuna apertura - racconta don Francesco -. Non mi ha chiesto scusa e continua a pensare che abbia sbagliato io, perché ho preso un oggetto che gli apparteneva».

L'episodio L'aggressione era avvenuta nel pomeriggio di lunedì, negli spazi della parrocchia di San Bartolomeo. Il parroco aveva invitato alcuni ragazzi a non utilizzare le pistole ad acqua riempite alla fontanella dell'oratorio. Dopo che la richiesta era stata ignorata, aveva svuotato il contenitore e trattenuto il serbatoio, spiegando che sarebbe stato restituito più tardi. A quel punto, secondo la ricostruzione, il baby bullo proprietario della pistola si è avvicinato alle spalle di don Francesco, lo ha afferrato per il marsupio e lo ha colpito più volte alla schiena. Il parroco, caduto a terra, faticava respirare e non riusciva a rialzarsi. Sul posto, quindi, sono intervenuti i carabinieri e l'ambulanza che ha accompagnato don Francesco all'ospedale dove è stato dimesso, con una prognosi di tre giorni, nella tarda serata di lunedì.Le conseguenze «Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) il dolore è più forte e sono comparsi i lividi - afferma il parroco -. Sul momento, forse anche per l'adrenalina, pensavo che le botte avessero lasciato conseguenze più lievi. Adesso devo riposare e seguire le indicazioni dei medici. Fortunatamente non ci sono fratture, ma la schiena ha subito un colpo importante». Don Francesco, però, continua a non voler essere raccontato soltanto come la vittima di un'aggressione. Il parroco, da quanto annunciato, procederà con la denuncia. Non per chiudere ogni possibilità di dialogo, ma perché il ragazzo sia chiamato a confrontarsi con la gravità di quanto accaduto. «La denuncia è un passaggio necessario - spiega -. Assumersi la responsabilità delle proprie azioni è ciò che permette di diventare adulti». Responsabilità da una parte, quindi, ma disponibilità al confronto dall'altra. Don Francesco dopo l'aggressione subita, si è detto pronto a costruire un percorso riparativo con il ragazzo e la sua famiglia, qualora ce ne fossero le condizioni. Un cammino che potrebbe tradursi anche in gesti concreti verso la comunità, come già avvenuto in passato con adolescenti coinvolti in piccoli vandalismi. «Per ricostruire qualcosa serve prima riconoscere l'errore - aggiunge -. Il dialogo non può cancellare le conseguenze di un gesto, ma può aiutare una persona a comprenderle. La porta resta aperta, ma non si può iniziare un percorso finché si continua a pensare che la violenza sia stata una risposta legittima».L'iniziativa L'episodio è avvenuto proprio negli spazi che il parroco ha voluto trasformare in un punto di riferimento per tutto il quartiere. Un anno fa don Francesco aveva promosso una raccolta fondi per rinnovare i campetti e ampliare il verde dell'oratorio, immaginando una "casa tra le case". Un luogo senza cancelli né barriere, aperto ai bambini, ai ragazzi, alle famiglie e anche a chi non frequenta abitualmente la parrocchia. Quegli spazi, oggi, sono pieni ogni giorno di giovani, famiglie e anziani. Si gioca, si dialoga e si passa il pomeriggio all'aperto. «Questi spazi sono nati per creare relazioni vere e offrire ai ragazzi un'alternativa alla solitudine, al disagio e al bullismo - conclude don Francesco -. Essere accoglienti, però, non significa accettare qualsiasi comportamento. Le regole e il dialogo devono camminare insieme».