Veniano, 18 giugno 2026 – Poche ore prima di morire, il 21 febbraio dello scorso anno, Ramona Rinaldi ha prenotato on line la spesa che avrebbe ritirato al supermercato il giorno dopo, e prenotato appuntamenti dall’estetista fino all’estate. Alle amiche aveva detto di essere ormai tranquilla, e di aver preso quella decisione di mettere definitivamente fine alla relazione con Daniele Re, che trascinava da mesi.
Alle 5 della mattina successiva, il medico del 118 ha dichiarato il suo decesso, a soli 39 anni, per “asfissia meccanica violenta”. Una apparente impiccagione alla porta della doccia, che fin dall’inizio è stata ritenuta, dal sostituto procuratore di Como Antonia Pavan e dai carabinieri del Reparto Investigativo di Como, una messa in scena organizzata dal compagno, 35 anni, arrestato e finito ora a processo per omicidio volontario, con l’ipotesi che abbia strangolato la donna con la cintura dell’accappatoio, sorprendendola mentre dormiva sul divano.
Il racconto dell’inchiesta
Ieri, davanti alla Corte d’Assise di Como, il comandante del Reparto Investigativo, capitano Pietro Di Gregoli, e il luogotenente Giuseppe Catalano, hanno ripercorso mesi di indagini, restituendo un quadro d’insieme degli elementi che accusano l’imputato.







