Ferrara, 18 giugno 2026 – La ‘notte gialla’ di Coldiretti comincia la mattina presto, come ogni giorno da una vita sono abituati a fare. Sveglia all’alba, i campi che sembrano dormire sotto la coperta della ‘guazza’, così si chiama da queste parti la rugiada. Sveglia all’alba per essere puntali sul listone di Trento Trieste.

Basilico e peperoncino, cappelli di paglia, bandiere, volti di ragazzi che si fanno avanti sotto il sole – i buoni frutti della terra –, le magliette gialle come il grano per celebrare la campagna e un po’ celebrarsi in quella piazza che è l’ombelico della città.

Perché i protagonisti della notte gialla sono loro, uomini e donne, campi nel cuore, il ricordo di padri e nonni che hanno fondato – l’aratro attaccato ad un preistorico Same – imprese dove nasce, cresce e viene difeso il made in Italy.

Gialla è la notte di Coldiretti, gialla anche di rabbia per l’Europa sempre più lontana; il gasolio che – tra guerra e pace – lievita nel serbatoio del trattore; per il grano, a chi lo coltiva briciole, a peso d’oro quando si fa pane. Un anno di proteste, al Brennero, Bologna, a Bruxelles. Ma ieri era il tempo della festa, la piazza una sconfinata aia, la nostalgia del passato che balla sotto braccio al futuro. Con lo sfondo di quei colori si fanno fotografare i turisti, meraviglia negli occhi.