Una prima assoluta: la band palestinese 47soul arriva a Roma, domenica 21 giugno, ospite di «Arci Roma incontra il mondo» al Parco delle Valli. Chiuderanno sei giorni di dibattiti e musica e non poteva essere altrimenti visto lo slogan che accompagna il palco, «Con una gran voglia di ballare dal fiume fino al mare». Lo portano nel nome, 47soul, richiamo all’anno precedente alla Nakba, la catastrofe del popolo palestinese espulso con la forza dalle proprie terre dal neonato Stato di Israele: fino al 1947 nel Bilad al-Sham, il Levante, ci si muoveva senza che dei confini intrappolassero i popoli. La band è figlia di quei confini: Tareq Abu Kwaik (voce e darbuka) arriva da Amman come Hamza Arnaout (chitarra elettrica), Ramzy Suleiman (voce e tastiera) è cresciuto a Washington, Walaa Sbati (voce e batteria) è nato ad Haifa. Da anni fanno base a Londra dove hanno pubblicato album diventati iconici, da Balfron Promise (un mix tra la dichiarazione Balfour e il nome della torre dove si vivevano) a Semitics, fino al più recente Dualism, scritto durante il genocidio palestinese e la cui seconda parte uscirà il 26 giugno.

Abbiamo raggiunto al telefono Tareq Abu Kwaik e Hamza Arnaout.

Il nome della band è un richiamo ai tempi in cui la regione non era divisa. I legami culturali, nonostante l’assenza, sono ancora vivi?