Nelle campagne della fascia trasformata si continua a respirare un’aria pesante, e non solo in senso figurato. L’associazione Terre Pulite torna a denunciare un fenomeno che da anni avvelena il territorio: le fumarole, quei roghi accesi tra le serre per smaltire illegalmente rifiuti agricoli e plastica. Una pratica che, nonostante controlli e appelli, sembra impossibile da estirpare.

L’ultimo scatto pubblicato dall’associazione mostra un uomo che alimenta un fuoco mentre una colonna di fumo nero si alza verso il cielo. Un’immagine che racconta una realtà purtroppo familiare a chi vive o lavora nella zona. «Una delle realtà più brutte del nostro territorio», scrive Terre Pulite, ricordando come queste scene non siano eccezioni ma parte di una quotidianità che si ripete da anni.

Nel dibattito pubblico, il fenomeno delle fumarole viene spesso associato all’ecomafia e alla criminalità organizzata. Terre Pulite non nega l’esistenza di questi fenomeni, ma invita a non usarli come spiegazione universale. «Molte fumarole non vengono accese da mafiosi, ma da persone comuni che continuano a bruciare rifiuti pensando che sia la soluzione più semplice», si legge nel post. Una riflessione che ribalta la narrazione più comoda: attribuire tutto alla criminalità rischia di diventare un alibi, un modo per spostare la responsabilità sempre su qualcun altro.