Una fotografia "significativa" che lo ritrae con attrezzatura tecnica e un silenziatore sono stati sequestrati a uno dei quattro indagati per omicidio volontario aggravato nell'inchiesta sui presunti cecchini del weekend a Sarajevo negli anni '90. Sono gli esiti, ritenuti "positivi", di una perquisizione effettuata stamane dai carabinieri del Ros su delega del pm di Milano Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, nell'abitazione di un ex dipendente del comune di Genova residente nell'Alessandrino. L'uomo, interrogato lo scorso aprile, non aveva risposto alle domande del pubblico ministero ma, tramite l'avvocatessa Licia Sardo, aveva depositato una memoria che smentiva i racconti da lui fatti in alcune interviste ai media.

"Quella sequestrata non è una foto - è intervenuto oggi il legale - ma un ritaglio di giornale" e la persona che compare "non è il mio assistito". A rendere necessario il blitz di questa mattina sono state, però, le testimonianze rese dalla ex moglie e dalla ex compagna dell'indagato. "Mi spiegò di aver avuto degli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone - ha messo a verbale la quest'ultima - raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra". La donna nella sua deposizione ha sottolineato che le aveva detto di essere partito da "Milano con l'aereo e che con lui - riporta il decreto di perquisizione - c'erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani". E che, inoltre, aveva riferito di avere un "silenziatore per armi" e di possedere "conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali". Fotografia che aveva sul retro, si legge ancora nell'atto, "una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra", ed anche "dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...) erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta". Si tratta di una deposizione che, assieme a quella della ex moglie, ha portato a bussare alla sua porta, in un comune piemontese. L'immagine scovata potrebbe consentire agli inquirenti di ricostruire il periodo storico in cui sarebbe stata scattata. E lo stesso vale per il silenziatore. I militari hanno inoltre rinvenuto altro materiale, che però non è stato sequestrato in quanto meno significativo ai fini dell'inchiesta, come un taglierino con una svastica e un tesserino e una coppa che danno atto di come l'ex funzionario comunale, 65 anni il prossimo agosto e con regolare porto d'armi da caccia, si esercitasse al poligono di tiro. "Ma non è lui - ha ribadito Licia Sardo -.Il mio cliente non ha neanche mai fatto il servizio militare". Quello trovato "è un ritaglio di giornale, - ha sostenuto l'avvocatessa - relativo a una rivista militare per appassionati. Gli piaceva e l'ha incorniciata. Ritrae un alpino in Norvegia durante una esercitazione. Se sarà necessario chiederemo anche una perizia per dimostrarlo". Infine, mentre l'indagine milanese va avanti, il prossimo 29 giugno, nella sede di Eurojust all'Aia, si terrà un incontro di coordinamento tra gli inquirenti di Italia, Belgio e Bosnia, paesi che hanno acceso i riflettori sulla vicenda assieme a Svizzera e Austria.