Nell'ambito dell'indagine legata ai presunti "cecchini del weekend", la procura di Milano ha proceduto al sequestro di vari oggetti significativi a uno dei quattro uomini già interrogati dagli inquirenti. L'ispezione si basa sulla testimonianza dell'ex compagna

ascolta articolo

Continuano le indagini sui presunti cecchini del weekend a Sarajevo negli anni ’90. A uno dei quattro indagati per omicidio sono stati sequestrati una fotografia "significativa" che lo ritrae con attrezzatura tecnica e un silenziatore. Sono gli esiti "positivi" di una perquisizione effettuata nella mattina del 17 giugno dai carabinieri del Ros su delega del pm di Milano, Alessandro Gobbis, e del procuratore Marcello Viola, nell'abitazione del 64 enne residente nell'Alessandrino. L'uomo era già stato interrogato tempo fa, senza rispondere alle domande poste dagli inquirenti. La perquisizione di oggi si fonda sulle testimonianze della ex moglie e della ex compagna.

Le parole dell'ex compagna

È stata la ex compagna dell'uomo a costituire un ruolo fondamentale nella vicenda: "Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni '90. Mi disse che partiva da Milano con l'aereo e che con lui c'erano delle persone che facevano il weekend (....) per fare il cecchino per sparare ai musulmani". La donna, ex compagna del 64enne, residente in provincia di Alessandria e perquisito oggi dal Ros, ha raccontato che l'uomo le aveva riferito di avere un "silenziatore per armi" e che "possedesse, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali". Sul retro di questa foto, si legge ancora nel decreto che riporta passaggi della testimonianza dell'ex compagna, "c'era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra". E ancora: "Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (...) erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta".