Condanne pesanti per i postini del pizzo 2.0 per la tentata estorsione effettuata direttamente dal carcere, una richiesta da 250 mila euro, alla ditta Cosedil dell’imprenditore ed ex presidente siciliano di Confindustria Gaetano Vecchio, che stava lavorando per realizzare alcune palazzine in uno dei cantieri del Risanamento di Messina a Fondo Fucile, nella zona in cui sorgeva una delle baraccopoli della città.Imputati di questa vicenda che fece il giro d’Italia e suscitò nei giorni successivi un grande moto di vicinanza e partecipazione verso la ditta e la sua coraggiosa scelta di dire no al pizzo, il trentanoveenne Giuseppe Surace, Salvatore Maiorana, 33 anni, e Giovanni Aspri, 24 anni. Sono stati assistiti nel procedimento dagli avvocati Salvatore Silvestro e Alessandro Trovato. L’accusa formalizzata dalla Procura diretta da Antonio D'Amato per tutti e tre vedeva come reato principale la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, e in più ai due che “parlavano” dal carcere con la videochiamata attraverso l’emissario Aspri, che si presentò in cantiere, ovvero Surace dal Palagliarelli di Palermo e Maiorana dal Petrusa di Agrigento, l’utilizzo del telefonino all’interno di una casa circondariale mentre erano detenuti, e in teoria avrebbero dovuto essere isolati con l’esterno.Le accuse hanno retto tutte, compresa l'aggravante mafiosa. Le condanne inflitte ricalcano le richieste della Procura, che è stata rappresentata dal sostituto della Dda Roberto Conte e dalla collega Alice Parialò. A Maiorana e Surace sono stati inflitti anni 7 e mesi 4 di reclusione più 8 mila euro di multa, ad Aspri 6 anni e 6 mesi più 3 mila euro di multa.