«Quando convivevamo, una notte, dopo aver visto un film di guerra, ebbe un incubo e si svegliò di soprassalto colpendomi involontariamente. Mi spiegò di avere avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone nella guerra in Bosnia negli anni ’90. Mi disse che partiva da Milano con l’aereo, che con lui c’erano delle persone che facevano questi weekend».
Gigi Riva: «In guerra ci si aggrappa alla vita, a Sarajevo le vite sono state cristallizzate»
È una testimonianza chiave quella contenuta nelle carte giudiziarie dei pm di Milano che indagano sui cecchini a Sarajevo. Una testimonianza resa dall’ex compagna del pensionato 64enne accusato dai magistrati della procura guidata da Marcello Viola di omicidio aggravato e perquisito questa mattina.
«Mi raccontò che aveva iniziato a fare questi weekend durante la guerra in Jugoslavia, ma che poi aveva smesso di fare i weekend per fermarsi lì per periodi più lunghi per fare il cecchino, per sparare ai musulmani e che deteneva silenziatori per armi e possedeva, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, cioè una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali – ha continuato la donna – Sul retro di questa foto c'era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra. Su questa foto c'erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti, confermate o presunte. Erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta».










