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Automotive in primo piano oggi con Stellantis che ha spiegato che i dati in Italia di inizio 2026 sono una ripartenza su cui il gruppo vuole accelerare mentre Bmw ha rivisto al ribasso le stime per l'anno in corso e Jaguar punta sugli Usa per arrivare a una crescita in doppia cifra del fatturato nel medio termine. Da segnalare poi OpenAI che, secondo alcuni studi, nel 1* trimestre avrebbe registrato un rosso da 3,7 mld. Infine, sempre dagli Usa, arriva la notizia del via libera alla causa da 109 mln di usd di risarcimento contro Meta per i diritti sulle canzoni di Eminem. 1. Filosa (Stellantis), ogni stabilimento italiano ha la sua mission, 1 mld su Atessa I dati di Stellantis in Italia nei primi mesi del 2026 "non sono il segno di un successo" ma rappresentano "un inizio, una ripartenza". Lo ha detto l'ad, Antonio Filosa, aggiungendo che "vogliamo continuare ad andare in velocità, in accelerazione, continuare a poter esprimere numeri gradualmente maggiori di produzione e numeri migliorativi di utilizzo della cassa integrazione. Per l'Italia abbiamo una visione chiara, che passa attraverso il coinvolgimento di tutti gli impianti e anche di tutti i marchi italiani. L'Italia, infatti, sarà l'hub produttivo delle auto piccole, negli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano; delle vetture di fascia medio-alta e lusso negli stabilimenti di Melfi, Cassino e Modena e veicoli commerciali nello stabilimento di Atessa sul quale prevediamo di investire 1 mld in 5 anni". 2. Bmw taglia la guidance 2026 Bmw rivede al ribasso le stime per il 2026. Nel dettaglio, il gruppo tedesco ha indicato di aspettarsi ora un lieve calo delle consegne rispetto al 2025. Al contempo, il margine Ebit del segmento Automotive dovrebbe collocarsi nell'intervallo tra l'1% e il 3%, contro una precedente previsione del 4-6%, mentre il Roce dovrebbe attestarsi nell'intervallo dell'1-5%, contro il 6-10% atteso in precedenza. Bmw si aspetta anche una diminuzione significativa dell'utile ante imposte del gruppo, e non più una "diminuzione moderata", come precedentemente indicato. il titolo ha perso l'8,34% a Francoforte trascinando al ribasso tutti i titoli del settorte automotive 3. Jaguar punta sugli Usa per rilanciare il brand Jaguar Land Rover rafforzerà l'attenzione sul Nord America, il suo mercato più importante, con l'obiettivo di registrare una crescita dei ricavi a doppia cifra percentuale nel medio termine. Sul piano finanziario, la casa automobilistica britannica punta a una crescita del fatturato a doppia cifra nel medio termine, e ha riconfermato l'impegno quinquennale a investire 18 miliardi di sterline in tecnologie future, piattaforme veicolari e trasformazione entro l'anno fiscale 2029. Sul fronte dei costi, sono stimati risparmi per 1,7 miliardi di sterline. 4. OpenAI in rosso per 3,7 mld nel 1* trim 2026 Un rosso di 3,7 miliardi di dollari. Tanto avrebbe bruciato OpenAI nel primo trimestre 2026 secondo il sito specializzato in tecnologia The Information. I ricavi dell'azienda di Sam Altman avrebbero invece raggiunto i 5,7 miliardi nello stesso periodo. La società ha da poco depositato in via confidenziale il prospetto informativo per la quotazione in borsa negli Stati Uniti. Una volta pubblico, nei prossimi mesi, il documento farà luce sui numeri effettivi di OpenAI, il cui business brucia moltissimi capitali. Nel frattempo le informazioni disponibili si limitano a stime e indiscrezioni. Nel 2025 i ricavi di OpenAI si sarebbero attestati intorno a 13 miliardi di dollari. Finora OpenAI ha raccolto oltre 290 mld attraverso molti round di finanziamento, l'ultimo da 122 mld a inizio aprile, con una valutazione arrivata a 852 mld. 5. Eminem contro Meta, al via la causa per risarcimento da 109 mln usd Continua la saga dello scontro legale tra Meta e la società che gestisce i diritti di molte delle canzoni di Eminem, la Eight Mile Style. Un giudice federale statunitense ha respinto la richiesta del colosso dei social network di archiviare la causa intentata per violazione del copyright. Eight Mile Style chiede il massimo risarcimento previsto dalla legge, pari a 109,4 milioni di dollari (circa 150 mila dollari per ciascuna presunta violazione), sostenendo che Meta abbia archiviato senza autorizzazione o licenza 243 composizioni protette dal diritto d'autore nelle librerie musicali di Facebook, Instagram e WhatsApp.







