Avevo ascoltato l’adunata fondatrice del Futuro nazionale, sembrava svolgersi nel ‘21, 1921. La Folgore come gli Arditi eccetera. Strano che quei militanti antemarcia non sappiano prevedere che fra un po’ si farà pulizia anche nelle loro file, si terranno i benpensanti, per così dire, e si licenzierà la fiera feccia. Come allora.Del resto, c’è una gara a rinverdire fascismi. La presidente del governo fa della commemorazione di Berlinguer un’occasione per tornare ad Almirante in visita al feretro: “Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone”. A maggio, quando l’anniversario riguardava Almirante, Meloni aveva scritto: “Il mio pensiero va a una figura che ha segnato profondamente la storia della destra italiana. Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto. Un ricordo che continua a vivere nel percorso della destra italiana... ”. Berlinguer aveva dichiarato tante volte che: “Non esiste alcuna possibilità di dialogo fra noi e gli esponenti del MSI...”, e l’aveva argomentato, compresi i trascorsi di Almirante, antichi e recenti. Del resto l’esclusione del MSI dal cosiddetto arco costituzionale aveva conosciuto delle crepe, i voti del MSI erano stati determinanti nell’elezione del presidente della repubblica (già nel 1962 per Segni, nel 1971 per Leone), Marco Pannella era andato al Congresso del MSI del 1982 su invito di Almirante, e si era seduto alla Presidenza - ma lui era Pannella... - e finalmente Almirante, a rendere omaggio alla bara di Berlinguer in via delle Botteghe Oscure, nel 1984, era stato ricevuto e protetto da Giancarlo Pajetta, e accompagnato da un silenzio composto della folla. Pajetta aveva ricambiato, in morte di Almirante.Meloni calca la mano sulla gran bontà dei cavalieri antiqui, su un sentiero arato. Antonio Padellaro aveva pubblicato nel 2019 il suo “Il gesto di Almirante e Berlinguer”, riprendendo la rivelazione che i due, dopo la morte di Moro, per l’allarme comune sulla minaccia “alle istituzioni”, si erano incontrati “per quattro o sei volte tra il 1978 e il 1979” in una stanza riservata a Montecitorio. Padellaro, che ha una sua ragione personale, una storia paterna francamente raccontata, concludeva al rialzo, invitando a intitolare una via, una piazza, ai due: “Piazza Berlinguer e Almirante”. “Sfidando il timore di non essere compresi. Di essere fraintesi”. Un deciso eccesso di zelo, a leggerlo allora, e a rileggerlo dal chiasso e dal silenzio di oggi.
C’è una gara a rinverdire i fascismi
Mentre Futuro nazionale chiama l'adunata dei "camerati", la premier fa della commemorazione di Berlinguer un’occasione per tornare ad Almirante













