Ascolta come mi batte forte il tuo cuore, dice una famosa poesia di Wislava Szymborska. Ma il cuore non è l’unico organo in grado di sperimentare queste percezioni dislocate, extracorporee. Ripenso alla frase di un ex presidente dell’Anm sull’utilità che può avere anche un processo strampalato: “C’è un interesse della collettività ad approfondire alcuni fatti in un processo, che prevale sull’interesse alla punizione”. E a quella di un procuratore aggiunto di Palermo: “Un’inchiesta giudiziaria consente di rischiarare la storia politica con mezzi coercitivi di cui gli storici non dispongono”. O ancora, al titolo sotto cui altri magistrati della stessa procura pubblicarono le risultanze delle loro inchieste: La vera storia d’Italia. Ripenso a tutto questo nel momento in cui, raggiunto dalla notizia della morte di Carlo Ginzburg, riapro il suo libro del 1991 sul caso Sofri, Il giudice e lo storico. C’è una pagina che riguarda il cattivo uso della dietrologia.Ogni complotto, scrive Ginzburg, “entra in un sistema di forze eterogenee e non prevedibili”, in cui “l’eterogenesi dei fini rispetto alle intenzioni iniziali è la regola”. Chi non ne tiene conto e scambia le intenzioni con i fatti, i proclami (spesso millantatori) con gli eventi, cade “in forme estreme di storiografia giudiziaria”. E poi c’è un’altra pagina memorabile, sulla fallibilità che affligge tanto il giudice quanto lo storico: “Errore e verità si implicano vicendevolmente come ombra e luce. Ora, non tutti gli errori hanno le stesse conseguenze. Esistono errori catastrofici, errori innocui, errori fecondi. Ma in ambito giudiziario quest’ultima possibilità non sussiste. L’errore giudiziario, anche quando è revocabile, si traduce sempre in una perdita secca per la giustizia”. Insomma – provo a riassumere sperando di non far troppa violenza al testo – a riscrivere la storia in tribunale per mezzo di fantasie cospiratorie non solo si sbaglia, ma si commette un errore del tutto infecondo. Sono ovvietà, precisa Ginzburg. Eppure, ascolta come mi fischiano forte le orecchie di Scarpinato.
Le memorabili parole di Carlo Ginzburg sui giudici e gli storici
Nelle pagine del libro sul caso Sofri, lo storico parla del cattivo uso della dietrologia e dell'errore giudiziario che non può mai essere fecondo. Da rileggere oggi, nel giorno della sua morte












