Gli umanoidi avranno una carta d'identità elettronica (si spera). Non è una battuta o una previsione, ma una proposta che arriva da tavoli istituzionali: "Ci sono realtà che stanno pensando di assegnare una carta di identità agli umanoidi per risalire a chi ha responsabilità, si spera elettronica", ha affermato il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti durante la conferenza stampa del 10 giugno, a seguito del Consiglio dei ministri convocato per recepire i decreti di adeguamento all'AI Act europeo. Ma mentre si pianifica l'anagrafe dei robot, i cittadini in “carne e ossa” non sono ancora riusciti a ottenere la propria di carta d'identità elettronica (Cie).Cose da sapereIl “grande bluff” del 3 agosto 2026A volte prenotare un appuntamento è “un terno al lotto”I misteriosi sovrapprezzi comunaliUn lumicino in fondo al tunnelIl “grande bluff” del 3 agosto 2026La data da segnare sul calendario era il 3 agosto 2026. Entro quel giorno, la carta d’identità cartacea sarebbe dovuta andare definitivamente in pensione, trasformando la Cie nell'unico documento valido per tutti. Un bel passo avanti verso la digitalizzazione del Paese, ma di fronte al blocco, un giorno sì e l’altro anche, dei sistemi di prenotazione comunali e all'incapacità cronica di molte pubbliche amministrazioni di smaltire le richieste, il Consiglio dei Ministri è dovuto intervenire d'urgenza. Risultato? La “classica” proroga d'urgenza, dell'ultimo minuto.I vecchi documenti cartacei resteranno validi fino alla loro naturale scadenza, ma non oltre il 31 gennaio 2027 (la nuova data di stop, per ora). E per chi rimarrà senza? I Comuni che non riusciranno a smaltire in tempo tutte le richieste, potranno rilasciare persino un "documento provvisorio". Una toppa che certifica l'incapacità di raggiungere l'obiettivi entro la nuova deadline. Nonostante i soldi spesi per campagne di comunicazione sui social e in tv.In Italia sono state emesse oltre 63 milioni di carte d'identità elettroniche. Ciò significa che lo Stato ha già emesso e distribuito un quantitativo di documenti superiore a quella che sarebbe l'intera popolazione residente in Italia, considerando che i documenti vengono ri-emessi anche in caso di smarrimenti, furti o passaggi anticipati dal cartaceo all'elettronico. Un dato che mette ancora più in evidenza il paradosso: il problema della transizione digitale italiana non è la capacità industriale di stampare i chip, ma l'imbuto burocratico locale.A volte prenotare un appuntamento è “un terno al lotto”A fine maggio, a sollevare il problema (solo l'ultimo, in ordine temporale) era stata la Cna Pensionati, l'organizzazione all'interno della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, denunciando una situazione ormai insostenibile, a partire dalla fascia più anziana della popolazione.I problemi mai risolti sono sempre gli stessi, da anni. Prenotare un appuntamento per la Cie sui portali dedicati degli enti locali è spesso complicato, e solo i più “fortunati” riescono nell'impresa. I server si saturano sistematicamente, le date disponibili slittano di mesi e non sono bastati gli open day nei fine settimana per smaltire la “coda”. Non solo, l'ossessione di dover fare tutto online taglia fuori milioni di anziani e di cittadini privi di competenze o strumenti digitali. Per loro, i canali fisici o telefonici restano un miraggio.I misteriosi sovrapprezzi comunaliCome se non bastassero i disservizi, c’è anche il costo della Cie – tra tariffe base e “misteriosi” sovrapprezzi comunali – che è lievitato anche di alcune decine di euro. Un balzello ingiustificato per un documento obbligatorio. Per ogni Cie emessa, una fetta consistente va direttamente al ministero dell'Interno e all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per coprire i costi di produzione e spedizione del chip.Quota fissa statale: 16,79 euro. Ogni Comune aggiunge per legge i propri diritti fissi e di segreteria. Di norma la cifra standard "consigliata" si aggira sui 5,42 euro, portando il costo base della Cie a 22 euro e oltre. Ma i Comuni godono di autonomia finanziaria e possono deliberare variazioni. È qui che nascono i "sovrapprezzi" che fanno lievitare i costi. E c’è di più: in caso di smarrimento o furto della carta d'identità, ma anche se si rovina prima della scadenza naturale rendendo i dati illeggibili, quasi tutti i Comuni applicano il raddoppio dei diritti di segreteria locali. La tariffa in questi casi schizza quasi ovunque fra i 27 e i 28 euro.Un lumicino in fondo al tunnelIn questo scenario di ordinaria inefficienza comunale, si muove qualcosa sul fronte della Pubblica Sicurezza centrale. Dal 15 giugno è attivo il nuovo portale Denunce online della Polizia di Stato. Qui la digitalizzazione sembra mostrare il suo volto migliore, almeno per le piccole sventure quotidiane. Se subite un furto o una truffa informatica, potete fare una pre-denuncia online (da formalizzare poi in questura entro 48 ore). Ma la vera svolta – ironia della sorte, utilissima proprio in questo caos – riguarda lo smarrimento di beni personali fra cui la carta d'identità (cartacea o elettronica che sia). Si fa tutto via web, e in 96 ore il verbale protocollato è disponibile nell'area personale, pronto per essere scaricato e usato per chiedere il duplicato. Il servizio è integrato direttamente anche nell'app IO.