Erano passati pochi minuti, forse due o tre, quando Paolo Berlusconi decise che quella visita era finita. Era il 2011, la sede del Giornale a Milano, e di fronte a lui c'era Salvatore Baiardo — l'ex gelataio di Omegna che oggi siede sul banco degli imputati al tribunale di Firenze con l'accusa di favoreggiamento aggravato dall'agevolazione mafiosa e di calunnia ai danni del giornalista Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cerasa Giancarlo Ricca.

«Non conoscevo Baiardo», ha detto oggi Paolo Berlusconi testimoniando in videocollegamento. «Mi disse che aveva tentato di contattare invano mio fratello Silvio a Palazzo Chigi e che aveva cose spiacevoli da dirmi su di lui. D'istinto la cosa non mi piacque e lo misi alla porta. Non è mia abitudine sottostare a ricatti, anche se non sono sicuro che fosse questa la sua intenzione».

L'incontro era stato fissato da Baiardo attraverso la scorta dell'editore. Quando si presentò, non mostrò documenti né fotografie. Paolo Berlusconi ne parlò solo con l'avvocato Ghedini, non con il fratello, e non presentò denuncia: «non mi sembrava il caso». La sua testimonianza, già fissata per il 20 maggio e saltata per motivi di salute, si è svolta oggi per circa mezz'ora, con le domande della presidente del tribunale Anna Favi e dei pm antimafia Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio. Prima di rispondere, Berlusconi aveva chiesto di essere esonerato dal deporre in quanto prossimo congiunto di Silvio Berlusconi. La presidente ha respinto l'istanza: la norma, ha chiarito, si applica ai parenti degli imputati, non dei testimoni.