Dal 16 al 20 giugno, il Royal Ascot 2026 ha riaperto i cancelli del suo ippodromo nel cuore del Windsor Great Park e come ogni anno, i cavalli sono arrivati secondi. La vera gara, quella che tutti seguono con il telefono in mano pronti a fotografare, è quella dei cappelli. Cinque giorni di moda e copricapi eccentrici e impeccabili: l’evento più atteso del calendario britannico ha consegnato anche quest’anno una sfilata di look da manuale.

Il cappello non è un optional, è legge

Nella Royal Enclosure — l’area più esclusiva, accessibile solo su invito — il cappello è obbligatorio e deve avere una base solida di almeno 10 centimetri. Niente mezze misure. Per gli uomini: abito da mattina, gilet, cravatta e cilindro. Una delle poche occasioni al mondo in cui presentarsi senza cappello equivale a presentarsi senza pantaloni. Il Royal Ascot è nato nel 1711 per volontà della Regina Anna Stuart. 315 anni in cui il cappello è rimasto l’unica vera regola non negoziabile. Tutto il resto — colori, silhouette, genere, stile — si è trasformato. Quest’anno per la prima volta c’è un Creative Director ufficiale, Daniel Fletcher, che ha introdotto un colore stagionale: il Bright Tomato (rosso vivace e saturo).