Bruxelles – Trasformazione digitale, telecomunicazioni e innovazione, l’Italia si mette in mostra per le sue abilità industriali e le sue capacità di trasformazione del tessuto nazionale, ma non riesce a superare quelle “persistenti debolezze strutturali” che continuano a caratterizzare il sistema Paese. È un giudizio dai due volti quello tracciato dalla Commissione europea nell‘ultima edizione del rapporto sullo Stato del Decennio Digitale. A passi avanti effettivi e riconosciuti si sommano dunque ritardi che si continua a non saper recuperare.Nel complesso la situazione tricolore è degna di nota. L’esecutivo comunitario rileva che l‘Italia “ha compiuto notevoli progressi nella digitalizzazione, in particolare nella diffusione della fibra ottica fino alla sede del cliente (FTTP), nella digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e nell’adozione del cloud, dell’intelligenza artificiale e dell’analisi dei dati”. Merito probabilmente anche del Piano nazionale per la ripresa (PNRR), che per la trasformazione digitale ha messo sul piatto oltre 24 miliardi di euro.Inoltre, il Paese vanta “solide basi industriali e di ricerca”, e in ambito di sviluppo tecnologico per la comunicazione “possiede risorse in tecnologie strategiche, in particolare semiconduttori, calcolo ad alte prestazioni e tecnologia quantistica”. Quanto ai servizi digitali, in Italia risultano “ben sviluppati, inclusi l’identità digitale avanzata e la sanità digitale”. Insomma, l’Italia, fin qui, sembra essere promossa a pieni voti negli sforzi e nelle azioni di trasformazione e innovazione del Paese. Ma il giudizio comunque positivo viene ‘sporcato’ dai limiti ancora presenti. “Tra le persistenti debolezze strutturali – rileva la Commissione europea – si annoverano la scarsa copertura di fibra ottica nelle aree rurali, un livello di competenze digitali di base inferiore alla media UE e la carenza di specialisti in tecnologie di informazione e comunicazioni”.