Storico moderno, allievo del corso ordinario e di perfezionamento, poi professore ordinario ed emerito. Il ricordo della Direzione della Scuola: "Studioso che cambia il modo di praticare il mestiere di storico: restituisce voce a chi ne è privo, mostra che il rigore della prova è una forma di giustizia, tiene fede a un'idea esigente di verità in tempi che spesso la irridono".
PISA, 17 giugno 2026. La Scuola Normale Superiore piange Carlo Ginzburg, Storico moderno, allievo del corso ordinario e di perfezionamento, poi professore ordinario ed emerito, fra le voci più originali e influenti della storiografia contemporanea, che muore oggi a Bologna a 87 anni.
Nasce a Torino il 15 aprile 1939, figlio di Leone — antifascista martire della Resistenza, ucciso a Regina Coeli nel 1944 — e di Natalia Ginzburg: una casa in cui scrittura, pensiero, impegno politico ed etico sono una sola materia. È il nodo familiare che attraversa tutta la sua opera, fino all'ultima pagina del recentissimo Il vincolo della vergogna. Letture oblique (Adelphi, 2026): la sua ultima parola. Allievo del corso ordinario della Normale dal 1957 al 1961 e del corso di perfezionamento fino al 1962, insegna in università e centri di ricerca di tutto il mondo: Bologna, Harvard, Yale, Princeton, il Getty Center, il Warburg Institute di Londra, l'École Pratique des Hautes Études di Parigi. Dal 1998 è alla UCLA, fino alla chiamata della “sua” Normale, dove dal 2006 al 2010 tiene la cattedra di Storia delle culture europee. Membro dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, dell'American Academy of Arts and Sciences, socio Lincei, riceve fra molti altri riconoscimenti il Prix Aby Warburg, il Premio Antonio Feltrinelli, il Premio Balzan, l'Humboldt-Forschungspreis. I suoi libri sono tradotti in più di trenta lingue; riceve diciannove lauree honoris causa.










