L’estensione della Request to Pay di CBI al mondo delle imprese segna un passaggio rilevante per il mercato italiano dei pagamenti digitali. La società, che opera come infrastruttura cooperativa del sistema finanziario, ha annunciato il 16 giugno 2026 il lancio del servizio corporate attraverso la rete dei prestatori di servizi di pagamento aderenti, rafforzando la collaborazione con EBA Clearing e Nexi. L’obiettivo è portare nei processi di incasso aziendali una richiesta di pagamento digitale strutturata, integrabile nei sistemi gestionali e recapitata ai clienti su internet banking e app bancaria, così da ridurre passaggi manuali, tempi di incasso e costi operativi.Indice degli argomenti

Che cosa cambia per le impreseDal primo test con la PA al debutto nel mercato corporateIl contesto europeo: standard sepA e regole sui bonifici istantaneiPerché interessa anche a banche e pspI numeri che spingono la digitalizzazioneLe altre mosse del mercato europeoDove può trovare spazio il nuovo servizioChe cosa cambia per le impreseLa novità non riguarda soltanto il canale di pagamento, ma il modo in cui l’azienda governa l’intero ciclo dell’incasso.Con la Request to Pay il beneficiario invia una richiesta digitale contenente dati già compilati; il pagatore la riceve in ambiente bancario e decide se autorizzare il pagamento. È un punto importante, perché lo standard europeo distingue la richiesta dal pagamento vero e proprio: non si tratta di un addebito automatico, ma di un messaggio strutturato che accompagna il cliente verso un’operazione già predisposta.Secondo l’European Payments Council, lo schema sepA Request-to-Pay è infatti una funzionalità di messaggistica che si colloca tra la transazione commerciale e l’esecuzione del pagamento, e può essere utilizzata in molti casi d’uso, online e fisici.Per le imprese questo significa avere un flusso più ordinato rispetto a bonifici tradizionali, avvisi cartacei o solleciti scollegati dai sistemi contabili. La richiesta può essere generata dentro l’erp o nel gestionale di tesoreria, inviata tramite il psp e regolata dal cliente senza reinserire iban, importi o causali. Il vantaggio immediato è una riduzione degli errori di compilazione e un aumento della riconciliazione automatica. In settori con molti incassi ricorrenti o con fatture a scadenza, il beneficio può essere ancora più evidente: meno attività amministrative, meno ritardi e una visibilità più puntuale sulla liquidità attesa.È questa la leva su cui insistono CBI, EBA Clearing e Nexi nel presentare il servizio.Dal primo test con la PA al debutto nel mercato corporateL’estensione alle imprese arriva dopo il primo caso d’uso italiano sviluppato nel 2025 per i pagamenti verso la pubblica amministrazione. Il 29 ottobre 2025 CBI, EBA Clearing e Nexi avevano annunciato una partnership per abilitare la trasmissione delle request to pay tra cittadini e Pa, facendo leva sull’infrastruttura CBI Globe, sul servizio R2P di EBA Clearing e sulla tecnologia di Nexi. Quel progetto aveva una funzione quasi da banco di prova: mostrare che la filiera tecnica era già pronta per applicazioni reali, e che il modello poteva essere esteso ad altri ambiti, inclusi i rapporti tra imprese e clienti anche oltre i confini nazionali.L’assemblea annuale di CBI del 6 maggio 2026 aveva già anticipato questa traiettoria. In quel documento la società indicava tra gli obiettivi dell’anno l’estensione della Request to Pay dalla Pubblica amministrazione ai private biller, cioè ai soggetti privati che emettono richieste d’incasso.Il lancio di giugno traduce quindi in prodotto una linea industriale già dichiarata: ampliare l’offerta open finance e usare standard comuni per collegare meglio imprese, psp e clienti finali.Il contesto europeo: standard sepA e regole sui bonifici istantaneiLa mossa di CBI si inserisce in un quadro europeo che negli ultimi due anni ha accelerato in modo netto. Il regolamento Ue 2024/886 sugli instant payments, entrato in vigore l’8 aprile 2024, impone ai prestatori di servizi di pagamento che offrono bonifici ordinari in euro di offrire anche bonifici istantanei, con commissioni non superiori a quelle dei bonifici tradizionali. La Bce ricorda che l’obiettivo del regolamento è accelerare la diffusione dei pagamenti istantanei nell’Unione e introdurre obblighi specifici anche in materia di verifica del beneficiario. In questo scenario la Request to Pay diventa un tassello complementare: non sostituisce il pagamento istantaneo, ma ne migliora l’avvio e la qualità dei dati.Anche l’European Payments Council sta lavorando per rendere più omogenea l’adozione dello standard. La versione 4.0 del rulebook sepA Request-to-Pay è efficace dal 5 ottobre 2025, e il 1° giugno 2026 l’EPC ha pubblicato un documento di chiarimento per guidarne l’implementazione ed evitare approcci frammentati tra operatori e Paesi. Nella roadmap 2026 sono previste diverse finestre di omologazione e l’apertura del directory service ai partecipanti del circuito.Sono segnali tecnici, ma molto concreti: indicano che l’industria si sta preparando a una fase di maggiore interoperabilità paneuropea, indispensabile se servizi come quello lanciato da CBI vogliono funzionare davvero su scala sepA.Perché interessa anche a banche e pspPer banche e psp il nuovo servizio non è soltanto un’aggiunta di catalogo. È un modo per difendere il rapporto con la clientela business in una fase in cui i margini sui pagamenti si assottigliano e il valore si sposta sui servizi integrati. EBA Clearing, che gestisce infrastrutture di clearing paneuropee, sottolinea che il proprio servizio R2P consente ai psp di ampliare i servizi a valore aggiunto offerti alle imprese e ai loro clienti a livello nazionale ed europeo. Nexi, dal canto suo, presenta l’estensione al segmento corporate come una leva per digitalizzare i processi finanziari delle imprese e aumentarne efficienza e integrazione. In altre parole, la Request to Pay viene proposta non come prodotto isolato, ma come componente di una filiera account-to-account più ampia.Questo punto conta soprattutto per il mercato italiano, dove molte imprese, in particolare pmi, usano ancora processi amministrativi misti:fattura elettronica sì, ma riconciliazione manuale;notifica digitale sì, ma incasso su canali separati;gestione documentale evoluta, ma pagamento ancora frammentato.Se la richiesta di pagamento entra davvero nel software gestionale e si collega ai canali bancari del cliente, il valore economico sta nella riduzione del lavoro amministrativo ripetitivo e nel miglioramento del capitale circolante. Non è un caso che CBI insista su governo dei flussi, tracciabilità e rendicontazione in tempo reale.I numeri che spingono la digitalizzazioneIl contesto italiano rende il terreno favorevole. In un approfondimento pubblicato nell’aprile 2026, Banca d’Italia ha rilevato una correlazione positiva e robusta tra intensità dei pagamenti digitali e pil nominale pro capite nelle province italiane nel periodo 2012-2023. Lo studio osserva che le aree con maggiore uso pro capite di carte e trasferimenti account-to-account mostrano performance economiche più elevate, pur senza spingersi a una lettura strettamente causale.Il dato non dimostra da solo che un nuovo strumento d’incasso faccia crescere il pil, ma conferma che digitalizzazione dei pagamenti e modernizzazione dell’economia tendono a muoversi insieme.A questo si aggiunge il rafforzamento dei bonifici istantanei. Nel 2025, secondo le rilevazioni sul sistema dei pagamenti richiamate da Banca d’Italia e riportate anche dall’Ansa nel maggio 2026, in Italia i pagamenti digitali hanno continuato a crescere e i bonifici istantanei hanno registrato un forte aumento, sospinti anche dall’adeguamento alla normativa europea. Più cresce la base degli instant payments, più diventa sensato costruire sopra questi binari strumenti che migliorano l’esperienza d’incasso, riducono le ambiguità e portano più dati strutturati lungo la catena.Le altre mosse del mercato europeoIl lancio di CBI si inserisce anche in una partita più larga: quella per rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti. Negli ultimi mesi la European Payments Initiative ha continuato a sviluppare Wero, il wallet paneuropeo sostenuto da grandi banche del continente. Secondo EPI, dopo la fase iniziale centrata sui pagamenti tra privati, il servizio per l’e-commerce retail è previsto in Germania dalla fine del 2025 e in Belgio e Francia nel 2026.Sono progetti diversi rispetto alla Request to Pay di CBI, ma si muovono nella stessa direzione: costruire strumenti europei interoperabili per ridurre dipendenze tecnologiche esterne e trattenere più valore dentro l’ecosistema dei pagamenti dell’Unione.In parallelo, il dibattito europeo sui pagamenti resta legato anche all’euro digitale, ai nuovi standard tecnici promossi dalla Bce e alle regole sulla verification of payee. L’idea di fondo, comune a dossier diversi, è che il mercato europeo debba offrire a cittadini e imprese canali più sicuri, più rapidi e meglio integrati, senza lasciare che innovazione e dati siano governati solo da operatori extraeuropei.La Request to Pay corporate lanciata da CBI non risolve da sola questo tema, ma mostra come una parte dell’industria stia già provando a trasformare la cornice regolatoria in servizi concreti. Dove può trovare spazio il nuovo servizioLe applicazioni potenziali sono numerose. Utility, assicurazioni, telco, e-commerce, servizi professionali, scuole private, sanità integrativa e filiere b2b con scadenze ricorrenti sono tra i contesti in cui una richiesta di pagamento strutturata può avere effetti immediati. Nei rapporti business-to-consumer il beneficio principale può essere il tasso di conversione dell’incasso; nei rapporti business-to-business pesa di più la riconciliazione automatica e la precisione del dato.La compatibilità con la fatturazione elettronica e l’apertura a casi d’uso cross-border, richiamate nel lancio, puntano proprio a questa doppia dimensione: rendere più semplice il pagamento al cliente finale e più ordinata la gestione finanziaria lato impresa.La vera prova, però, sarà l’adozione. Perché il modello funzioni servono psp connessi, imprese disposte a integrare il servizio nei propri sistemi, e clienti abituati a riconoscere quella richiesta come un canale affidabile. La tecnologia c’è, il quadro normativo europeo si sta consolidando e gli operatori italiani hanno già alle spalle un primo caso d’uso con la Pa.Il passaggio al mercato corporate apre ora un test più esigente: verificare se la Request to Pay può diventare uno standard quotidiano degli incassi, e non soltanto una buona infrastruttura disponibile per pochi. Se la risposta sarà positiva, il beneficio non riguarderà solo la velocità dei pagamenti, ma la qualità complessiva della relazione finanziaria tra impresa e cliente.