La vita quotidiana è sempre stata investita da problemi di natura morale. Ora però – ci spiega Federico Zuolo nel suo Il quotidiano è politico. L’attivismo individuale oggi uscito per Einaudi – è che questa moralizzazione dell’ordinario sembra moltiplicarsi in direzioni diverse e nuove; quasi che la quotidianità sia più carica di valore di una volta: si pensi alla pratica del veganesimo, al politically correct, al finanziamento di enti benefici.
C’è chi considera che tutto questo affannarsi dell’azione etica nella vita privata rappresenti la sconfitta della politica, producendo – osserva – uno spostamento dei soggetti dagli attori collettivi agli individui: dentro una quotidianità che, va detto, è pesantemente segnata dal consumo di massa. Il consumo mirato, il rapporto con gli animali, le donazioni, le espressioni linguistiche non discriminanti, sono diventati aspetti fondamentali della nostra vita. Ma fondo si potrebbe anche dire che l’attivismo del quotidiano costituisce insieme la moralizzazione di una pratica quotidiana e un tentativo di politicizzazione della stessa.
Un principio e una pratica segnate dalla storia della società e della nostra economia se è vero che, per esempio, le pratiche vegetariane sono iniziate solo, e in casi sporadici, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 e in seguito come effetto del crescente benessere sociale e del venir meno della necessità di sfruttare gli animali per sopravvivere.






