L'ordinanza 106 della Corte costituzionale suona come un epitaffio sia per lo Scarpinato giurista sia per lo Scarpinato garantista a intermittenza
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
La Consulta ha "intercettato" la colossale ignoranza in diritto del senatore M5s Roberto Scarpinato, pizzicato dai suoi ex colleghi magistrati a concordare l'audizione in commissione Antimafia del suo amico Gioacchino Natoli, indagato a Caltanissetta per favoreggiamento di Cosa nostra. Qualcuno doveva pagare per le intercettazioni che lo hanno messo in imbarazzo, diffuse dentro l'organismo parlamentare in spregio alle sue legittime prerogative da senatore. Da tempo i grillini hanno smesso di essere quelli di "intercettateci tutti", ma tant'è. Era però a Palazzo Madama, non alla commissione Antimafia - scrivono i giudici della Consulta - che il buon procuratore generale di Palermo ormai a riposo avrebbe dovuto ricorrere, per evitare che si manifestasse il suo "conflitto d'interessi" nell'inchiesta che cerca di fare luce sulle connessioni tra il dossier mafia-appalti, colpevolmente sottovalutato e finito in un cassetto, e le stragi che nel 1992 fecero saltare in aria Paolo Borsellino in Via d'Amelio e Giovanni Falcone a Capaci.








